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Sotto le Ande non si sta al sicuro

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Nella zona subandina intorno a Santa Cruz, in Bolivia, si potrebbe verificare un terremoto tra gli 8,7 e gli 8,9 gradi di magnitudo, ben oltre la soglia dei 7,5 prevista nella regione. Il calcolo viene da un gruppo di geologi guidati da Benjamin Brooks, dell’Università delle Hawaii, a Honolulu, che ha usato i dati GPS per calcolare la velocità di movimento della superficie terrestre. I ricercatori hanno potuto così verificare un brusco rallentamento dei movimenti da ovest a est in una zona estesa tra i 60 e i 100 km, che si oppone ai movimenti delle placche adiacenti. Il terremoto che si potrebbe verificare, se l’energia accumulata si liberasse tutta insieme, sarebbe paragonabile a quello che ha colpito il Cile nel 2010. Ma a causa degli scarsi standard edilizi della zona, potrebbe produrre effetti ancora più disastrosi, paragonabili a quelli della catastrofe di Haiti.

Nature Geoscience 2011 DOI: doi:10.1038/ngeo1143

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Terremoti

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Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.