Nella zona subandina intorno a Santa Cruz, in Bolivia, si potrebbe verificare un terremoto tra gli 8,7 e gli 8,9 gradi di magnitudo, ben oltre la soglia dei 7,5 prevista nella regione. Il calcolo viene da un gruppo di geologi guidati da Benjamin Brooks, dell’Università delle Hawaii, a Honolulu, che ha usato i dati GPS per calcolare la velocità di movimento della superficie terrestre. I ricercatori hanno potuto così verificare un brusco rallentamento dei movimenti da ovest a est in una zona estesa tra i 60 e i 100 km, che si oppone ai movimenti delle placche adiacenti. Il terremoto che si potrebbe verificare, se l’energia accumulata si liberasse tutta insieme, sarebbe paragonabile a quello che ha colpito il Cile nel 2010. Ma a causa degli scarsi standard edilizi della zona, potrebbe produrre effetti ancora più disastrosi, paragonabili a quelli della catastrofe di Haiti.
Sotto le Ande non si sta al sicuro
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Alcol: l'epidemia che non fa rumore

Le prove sui danni dell'alcol, dal cancro agli incidenti stradali, sono ormai solidissime. Eppure la sua gestione resta arretrata: pochi usano gli strumenti di screening, ancora meno arrivano alle cure efficaci già disponibili. Una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi.
Foto: Carl Van Vechten, Public domain, via Wikimedia Commons
Se Ennio Flaiano notava su Diario degli errori che «La battaglia contro l’alcolismo prende accenti birichini», William Faulkner aveva raccontato nel suo diario come andava la sua vita: «Due scotch al bar. Tre drink al mattino. Un daiquiri al Dirty Dick's, tre bicchieri di vino rosso a pranzo e tre di vino a cena».