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Addio a Baruch Blumberg

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E’ morto il 5 aprile in California, all’età di 85 anni, Baruch Blumberg, che nel 1976 vinse il premio Nobel per la medicina per la scoperta del virus dell’epatite B. Al risultato lo scienziato statunitense giunse negli anni sessanta, ben prima dell’avvento delle tecniche di sequenziazione genomica, raccogliendo migliaia di campioni biologici in tutto il mondo. Fu nel corso di uno di questi viaggi che, nel sangue di un aborigeno australiano, identificò l’antigene di superficie che caratterizza il virus e che infatti venne chiamato “antigene Australia”. Inizialmente Blumberg trovò scetticismo e fu osteggiato, poiché non era considerato un esperto di epatite, tanto che gli Annals of Internal Medicine rifiutarono di pubblicarne il lavoro, poi riconosciuto e confermato da altri. Negli anni successivi Blumberg contribuì anche alla messa a punto del vaccino che, prevenendo l’infezione e quindi anche la sua cronicizzazione, ha permesso di ridurre anche l’incidenza dei tumori del fegato laddove questa vaccinazione si è diffusa.  «Probabilmente è lo scienziato che ha prevenuto il maggior numero di tumori» ha dichiarato Jonathan Chernoff, direttore scientifico del Fox Chase Cancer Center, dove Blumberg ha condotto la maggior parte dei suoi studi, prima di dedicarsi anche all’antropologia e all’astrofisica, fino a diventare direttore dell’Istituto di astrobiologia della NASA.

http://www.the-scientist.com/news/display/58106/

http://online.wsj.com/article/APa9d3b83fcdc84790bf31a5cd1d1fdd68.html

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Nobel

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.