fbpx Rigetto da inquinamento | Page 9 | Scienza in rete

Rigetto da inquinamento

Read time: 1 min

Lo smog fa male anche ai polmoni trapiantati, al punto di raddoppiare il rischio di rigetto. Lo ha dedotto un gruppo di ricercatori belgi dell’Università di Lovanio, dopo aver seguito fino al 2009 più di 280 pazienti sottoposti a trapianto di polmone nel loro centro tra il 1997 e il 2008. Circa il 40 per cento di loro in questo periodo ha sviluppato una sindrome da bronchiolite obliterante, una grave forma infiammatoria dovuta a un’iperattività del sistema immunitario, che dal punto di vista clinico equivale a un rigetto.

Le probabilità di andare incontro a questa condizione erano doppie tra coloro che abitavano nel raggio di 170 metri da una strada a grande traffico rispetto a chi viveva più lontano da questa fonte di inquinamento. In particolare i ricercatori belgi hanno calcolato che per ogni aumento di dieci volte della distanza della loro abitazione dalla strada principale, i pazienti vedevano calare del 43 per cento il rischio di sviluppare la patologia e del 23 per cento il rischio di morirne.

 

Thorax pubblicato online il

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Trapianti

prossimo articolo

Morbillo, un ritorno annunciato: perché l’eradicazione si allontana

virus del morbillo al microscopio elettronico

Dopo anni di progressi, il morbillo torna a circolare in vaste aree del mondo e diversi Paesi hanno perso lo stato di eliminazione certificato dall’OMS. È un segnale d’allarme che va oltre la singola malattia e porta a interrogarsi su programmi vaccinali, politiche sanitarie e cooperazione internazionale. E ci mostra che l’eradicazione non è solo una sfida biologica, ma soprattutto organizzativa, politica e culturale.

In copertina: virus del morbillo al microscopio elettronico. Crediti: CDC/Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio

Lo scorso 23 gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che sei Paesi della regione europea hanno perso il loro stato “eliminazione del morbillo”: Armenia, Austria, Azerbaijan, Spagna, Regno Unito, e Uzbekistan. Il Canada lo aveva perso già lo scorso anno. La situazione negli USA sarà valutata dall’OMS il prossimo aprile, ma tutti i segnali puntano alla perdita dello status anche per loro.