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Rigetto da inquinamento

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Lo smog fa male anche ai polmoni trapiantati, al punto di raddoppiare il rischio di rigetto. Lo ha dedotto un gruppo di ricercatori belgi dell’Università di Lovanio, dopo aver seguito fino al 2009 più di 280 pazienti sottoposti a trapianto di polmone nel loro centro tra il 1997 e il 2008. Circa il 40 per cento di loro in questo periodo ha sviluppato una sindrome da bronchiolite obliterante, una grave forma infiammatoria dovuta a un’iperattività del sistema immunitario, che dal punto di vista clinico equivale a un rigetto.

Le probabilità di andare incontro a questa condizione erano doppie tra coloro che abitavano nel raggio di 170 metri da una strada a grande traffico rispetto a chi viveva più lontano da questa fonte di inquinamento. In particolare i ricercatori belgi hanno calcolato che per ogni aumento di dieci volte della distanza della loro abitazione dalla strada principale, i pazienti vedevano calare del 43 per cento il rischio di sviluppare la patologia e del 23 per cento il rischio di morirne.

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Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.