Ad alimentare l’atmosfera apocalittica suscitata dal disastro giapponese e dai venti di guerra sul Mediterraneo mancava giusto una nuova minaccia proveniente da Est: una nuova malattia emergente potenzialmente mortale, comparsa nel 2009 nelle zone rurali delle province di Hubei ed Henan, nella Cina centrale, e di cui i ricercatori orientali hanno finalmente individuato la causa. E’ un nuovo bunyavirus, che provoca febbre alta e trombocitopenia, mandando in tilt tutti gli organi. La trasmissione non sembra avvenire da individuo a individuo, ma è probabilmente mediata da una zecca in cui è stato isolato il nuovo agente infettivo, isolato anche in più di 170 pazienti di sei diverse province.
Un nuovo agente emerge dalla Cina
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L’essenzialità dell’inutile

Perché il nostro organismo produce miliardi di anticorpi apparentemente inutili? Per prepararsi a minacce che ancora non conosce. Da questa considerazione biologica, Roberto Sitia propone una riflessione sul valore della cultura, della ricerca e del sapere “senza applicazione immediata”. In un’epoca dominata dall’utilità e dal profitto rapido, investire in conoscenza significa costruire le difese del futuro: perché le crisi più decisive sono spesso quelle che non sappiamo ancora immaginare.
Stupisce i non addetti ai lavori scoprire che la maggioranza degli anticorpi che produciamo siano diretti contro sostanze non presenti in natura.
«Come è possibile tale spreco? Interrompiamolo immediatamente!», potrebbe pensare un politico alla ricerca di investimenti con un immediato ritorno. Il politico dimentica che l’evoluzione è tutt’altro che sprecona, e seleziona in base a rigorosissime analisi di costo-beneficio. Quindi, produrre migliaia di miliardi di anticorpi diversi - anche se apparentemente inutili - è un investimento che paga.