fbpx Infanzia negata e trascurata | Scienza in rete

Un’infanzia negletta, trascurata, negata

bambini accovacciati

Bambini e bambine vittime quotidiane dei traumi delle guerre, la piccola seviziata e uccisa dai genitori, il riconoscimento dei crimini perpetrati dal potere coloniale in Canada, soprattutto verso i più piccoli. Notizie che si susseguono in poche ore e che ci danno conto di quanto ci sia da fare per i diritti di bambini, bambine e adolescenti. Immagine: Pixabay

Tempo di lettura: 8 mins

Infanzia negata

Qui muore Dio
Formicai di case e sedie da impagliare
E i ritorni ubriachi lungo le ringhiere
Di quei padri senza stima e umanità
Nessuno qui denuncerà

Bambini eroi
Unghie sporche e compitini da finire
Impauriti con l'orecchio sulle scale
Quella porta non dovrebbe aprirsi mai
Nessuno qui denuncerà

Vivono gli amori a primavera
Come noi questa sera
Che non sembra cattivo il mondo
E dirti "Sei un regalo della vita"
Ma non andrebbe vissuta
Quest'infanzia negata e persa

Qui va così
Ed intanto cresce l'odio verso gli altri
Loro sempre più da soli e più cattivi
Da evitare come brutte malattie
Nessuno qui denuncerà

Vivono gli amori a primavera
Come noi questa sera
Che non sembra cattivo il mondo
E dirti "Sei un regalo della vita"
Ma chi può averla umiliata
Quest'infanzia negata e persa

Qui c'ero anch'io
Frettolosi accordi presi lungo i muri
Nelle macchine truccate dei più duri
E gli amici persi con rassegnazione
Fortuna che stasera ho te

Michele Zarrillo

La sequenza di tre notizie, a pochi minuti una dall’altra, alla fine di maggio, testimonia, ancora una volta, quanto siano disattesi i diritti di bambini, bambine e adolescenti nel quotidiano. La difesa dei diritti o, al contrario, il facile dimenticare che questi diritti esistono, in nome di una supposta istanza superiore, segnano eventi diversi e su scale differenti, ma accomunati dalla stessa mancanza di rispetto. Un’ infanzia negletta (dimenticata o lasciata all'abbandono), trascurata (non presa in considerazione), negata (per abusi e violenze, esclusione sociale e analfabetismo, sfruttamento).

Lontano

In Libano i bambini continuano a essere le principali vittime della violenza, degli sfollamenti e dell'esposizione a eventi traumatici. Nonostante il cessate il fuoco concordato il 17 aprile 2026, nella settimana successiva almeno 59 bambini sarebbero stati uccisi o feriti. Per continuare poi a essere le prime vittime nell'escalation di violenza. Nell’ultima settimana di maggio: «77 bambini son stati uccisi o feriti. Sono 11 bambini al giorno. I bambini non dovrebbero pagare il prezzo del conflitto. Devono essere protetti in ogni momento. Le ostilità devono finire», come hanno dichiarato Unicef Lebanon e Save the Children. Dal 2 marzo, data di inizio della nuova fase della guerra, il ministero libanese della Salute ha contato 3.371 morti e 10.129 feriti. I bambini uccisi sono almeno 200.

Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore lo scorso ottobre, continuano le operazioni militari israeliane anche nella Striscia di Gaza.  Così, mentre giungono le ultime notizie dal Libano, nella stessa giornata di fine maggio in un attacco israeliano è stato colpito un appartamento a Gaza City e almeno dieci persone (quattro bambini) sono rimaste uccise e diciotto ferite. I bambini palestinesi sinora uccisi dall’ottobre 2023 sono almeno 21.600.

Bambini e bambine sono tra i gruppi civili più vulnerabili in tempo di guerra, esposti a uccisioni, mutilazioni, violenza sessuale, rapimenti e reclutamento armato, nonché ad attacchi contro case, scuole e ospedali. Al termine di un conflitto armato, deve trascorrere un lungo periodo, anche 10 anni,  prima che i fattori determinanti per la salute e il benessere dei bambini tornino ai livelli prebellici. Tutto questo viene ignorato negli accordi e nei trattati firmati al termine di un conflitto armato.

I bambini palestinesi sopravvissuti alla guerra nella Striscia di Gaza, così come i coetanei libanesi e tutti quelli vittime di guerra, dovranno aspettare almeno 10 anni per superare o contenere il trauma subito. Ma tutto questo la maggioranza delle persone lo ignora, spesso volutamente.

Vicino

L’orrore che ha suscitato la notizia dell’uccisione e delle violenze subite dalla piccola Beatrice non può o non dovrebbe limitarsi allo sdegno, al difendersi dietro lo scudo dell’impotenza. Lo sdegno e la vergogna dell’intera comunità dovrebbero essere, anche e principalmente, per la mancata attivazione di interventi protettivi a tutela della vita (e di tutti i diritti umani) di Beatrice e delle sue sorelle di poco più grandi. Della cronica e ripetuta ignavia generalizzata di una comunità, anche quella istituzionale. L’infanzia di Beatrice è stata contemporaneamente negletta, trascurata, negata, così come quella delle sue sorelle.  La commozione di circostanza, la cronaca di una narrazione tossica, la rapida dimenticanza sono fonte e forma di ulteriore violenza fatta all'intera popolazione infantile. Perché Beatrice non è una vittima rara, ma una delle vittime di un drammatico mondo volutamente sommerso (per non essere visto, affinché non turbi le coscienze) che si è posta e imposta all'attenzione di un momento.

Sono tante le occasioni di maltrattamento dei bambini che non godono dell’attenzione che sarebbe dovuta. Per esempio la sindrome del bambino scosso  (shaken baby syndrome) è una delle forme più gravi di maltrattamento fisico del neonato e del lattante, prevalentemente intra-famigliare, e rappresenta la prima causa di morte per abuso. Il bambino viene scosso violentemente (per esempio per reazione al suo pianto inconsolabile), con conseguente trauma sull’encefalo e successive sequele neurologiche. I fattori di rischio possono essere molti associabili al contesto di vita e allo stato di benessere dei conviventi. Così come i segni e sintomi di violenze subite. La prevalenza della sindrome nei Paesi con elevate risorse è di 2 casi ogni 10.000 nati, quindi in Italia circa 70 casi all'anno, dati non lontani da quanto stimato da una indagine pilota nazionale del 2023. Questi i casi diagnosticati, di varia gravità, ma reali e, comunque, sottostimati. Un fenomeno quindi che non si dovrebbe ignorare e non dovrebbe limitare gli interventi a progetti sperimentali, che mai vanno a regime a livello nazionale, di monitoraggio e accompagnamento dei primi 1000 giorni di vita, e ancor prima dell'intera gravidanza, che coinvolgano l'intera comunità (gli operatori sanitari e sociali, ma anche la famiglia). La campagna NONSCUOTERLO! di Terre des Hommes che dal 2024 promuove le Giornate nazionali di prevenzione della Shaken Baby Syndrome, e che per l’edizione 2026 ha ricevuto la medaglia del presidente della Repubblica, ha coinvolto 150 città: importante, ma insufficiente.

Nel tempo

La 57ª sessione del Tribunale Permanente dei Popoli, riunito a Montreal, ha emesso la sua sentenza sui bambini indigeni scomparsi e le sepolture senza nome in Canada e pubblicato una dichiarazione preliminare che riconosce i crimini commessi a danno dei nativi.

Tribunale permanente dei popoli è un tribunale internazionale d'opinione fondato nel 1979 sulla base della Dichiarazione universale dei diritti dei popoli (Algeri, 1976). Fin dalla sua istituzione, ha rappresentato un forum indipendente per dare visibilità, testimonianza e giustizia ai popoli oggetto di gravi forme di repressione e di negazione dei loro diritti fondamentali all'autodeterminazione, alla dignità e all'esistenza collettiva, in particolare in situazioni in cui non erano disponibili meccanismi istituzionali competenti, accessibili o imparziali.

La 57ª sessione sui bambini e le bambine indigeni scomparsi, e sulle fosse comuni senza nome in Canada è stata convocata su richiesta del Native Women’s Shelter di Montréal, con il supporto di diverse organizzazioni e numerose persone, spinti dall'urgente necessità di verità, visibilità e responsabilità riguardo agli abusi commessi contro i bambini indigeni, le loro famiglie e le loro comunità, e dalla determinazione a garantire che i sopravvissuti e le persone colpite venissero finalmente ascoltati e riconosciuti.

Il mandato del Tribunale permanente dei popoli era quello di esaminare, alla luce del diritto internazionale, la scomparsa di bambini e bambine indigeni, nonché le tombe senza nome e le sterilizzazioni forzate e coercitive delle donne. I testimoni hanno parlato della rimozione forzata, autorizzata dallo Stato, di bambini e bambine dalle loro comunità e famiglie, per essere trasferiti in istituti residenziali indiani gestiti dallo Stato e dalla Chiesa, e da lì, talvolta all'insaputa e senza il consenso dei genitori, in altre istituzioni, tra cui riformatori, ospedali "indiani" e sanatori.

Si stima che tra i 4.000 e i 6.000 bambini e bambine siano morti in queste istituzioni, o poco dopo averle lasciate (a volte fuggendo), nel secolo e mezzo che ha preceduto la chiusura dell'ultima struttura, Kivalliq Hall a Rankin Inlet, nel Nunavut, nel 1997. Il destino di molti bambini portati in queste istituzioni e scuole rimane ignoto, sebbene alcuni siano stati adottati. Molti testimoni hanno affermato che queste cifre sono probabilmente una grossa sottostima e che, senza ulteriori indagini, rimangono provvisorie e incomplete. «Non sappiamo quello che non sappiamo».

Il Tribunale, sulla base delle testimonianze e del materiale raccolto, ha stabilito che l’insieme degli atti commessi costituisce genocidio. Nel diritto internazionale, il genocidio non implica necessariamente uccisioni di massa: può essere un processo lento e continuo, che si protrae per secoli. In Canada, gli atti genocidari includono il trasferimento forzato di bambini e bambine da un gruppo a un altro; l'imposizione di misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo; e l'inflizione di gravi danni fisici e mentali ai membri del gruppo, con l'intento di distruggere il gruppo stesso. L'intento genocida alla base della rimozione forzata dei bambini era esplicito: istituzioni come le Indian Residential Schools erano una manifestazione concreta delle politiche coloniali canadesi, espresse nell'Indian Act, di eliminazione dell’appartenenza al popolo indigeno, che includevano la negazione della sovranità e dell'identità nazionale nativa, l'occupazione delle terre e la cancellazione degli ordinamenti giuridici, delle lingue e delle culture native. Le atrocità inflitte ai corpi e agli spiriti dei bambini e le bambine nelle scuole, alle giovani donne negli ospedali fanno parte di questa strategia. Le migliaia di morti accertate di bambini in ospedali e scuole segregate, le fosse comuni e le ceneri di neonati nei forni crematori sono la manifestazione fisica di un colonialismo genocida che, soprattutto, ha valorizzato, bramato e sottratto terre, territori e risorse locali. Atti che devono essere riconosciuti come crimini contro l'umanità, secondo il diritto internazionale consuetudinario.

La responsabilità del Canada nei confronti dei suoi popoli nativi per il genocidio e i crimini contro l'umanità non è solo storica, ma anche contemporanea e tuttora in corso. La prassi coloniale rimane il fondamento del rapporto del Canada con i popoli nativi. Questo trauma e il danno psicologico che ne deriva hanno una dimensione collettiva che colpisce generazioni successive di bambini, famiglie e comunità. Lo stigma, la vergogna culturale e il senso di colpa dei sopravvissuti li hanno ridotti al silenzio.

Lontani, vicini, perpetrati nel tempo, attuali… i crimini contro i bambini rimangono impuniti e non vengono efficacemente prevenuti.  Eppure sono passati 37 anni dall’adozione di quella convenzione che per la prima volta ha riconosciuto i bambini e le bambine come aventi diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici: la  Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Adottata nel 1989 e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991. Grazie all’adozione e ratifica di questo documento i bambini e le bambine non solo dovrebbero godere dei diritti fondamentali, ma anche essere protetti e tutelati. Purtroppo, ovunque, la Convenzione è largamente disattesa e… i bambini ci guardano


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

L’ IA e la crisi del lavoro umano: alcuni aspetti da considerare

immagine ad acquarello di ufficio vuoto

Nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, l’IA sta ridefinendo il rapporto tra l'individuo, il lavoro e il suo ruolo sociale aprendo nuove questioni sul presente e sul futuro della nostra esistenza.

Nel Capitale. Critica dell’economia politica (1867), Karl Marx fornisce una delle prime teorie sistematiche sulla struttura del capitalismo. La seconda fase della rivoluzione industriale fu per il filosofo tedesco terreno fertile di osservazione e analisi di quel cambiamento che avrebbe trasformato non solo nell’immediato la società dell’epoca, ma anche quelle future, perché aprì una crisi tra l’essere umano e il lavoro. Senza entrare nell’esegesi dell’opera, è importante però far riferimento a uno degli assunti cardine del Capitale, ossia il concetto di alienazione.