Se l’intervento chirurgico è effettuato durante la gravidanza, il nascituro con la più comune malformazione congenita del sistema nervoso centrale, la spina bifida, avrà crescendo maggiori chance di poter camminare. I bambini con questa condizione, infatti, chiamata dai medici mielomeningocele, restano di solito inchiodati a una sedia a rotelle, hanno difficoltà a controllare la vescica e le funzioni intestinali, presentano un accumulo di liquido nel cervello che può compromettere le loro capacità cognitive: tutto a causa del difetto di chiusura della spina dorsale che non riesce così a proteggere in maniera adeguata il midollo spinale. La conferma che agire prima è meglio viene dalle pagine del New England Journal of Medicine, su cui gli esperti del Children's Hospital of Philadelphia hanno descritto gli esiti a distanza dell’intervento in fase prenatale o dopo la nascita su quasi 200 casi trattati in tre diversi centri statunitensi. L’intervento non è ancora una cura definitiva, ma comunque può rappresentare un primo passo verso una migliore qualità di vita. Senza dimenticare tuttavia, che per ridurre drasticamente il rischio di questa malformazione basta che la futura mamma, fin dai mesi precedenti al concepimento, abbia un apporto sufficiente di acido folico, eventualmente anche tramite integratori.
Spina bifida operata in utero
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Perché continuiamo a investire miliardi per tornare sulla Luna e prepararci a raggiungere Marte? Non è soltanto una questione di esplorazione o prestigio tecnologico. Nello spazio, infatti, il corpo umano è sottoposto a condizioni impossibili da replicare sulla Terra: microgravità, radiazioni cosmiche e isolamento accelerano processi biologici che qui richiederebbero anni per manifestarsi. E così, dalle cellule coltivate su organ-on-chip agli studi sull'invecchiamento e sulla medicina di precisione, la ricerca aerospaziale sta trasformando le missioni spaziali in laboratori unici per comprendere meglio malattie, sviluppare nuove terapie e migliorare la salute di tutti noi.
Al racconto dell’umanità nello spazio a volte manca qualcosa. Spesso le missioni spaziali vengono raccontate come eventi grandiosi, emotivi, momenti nei quali i limiti dell’essere umano sono messi alla prova – e a volte superati. Una narrazione che tiene le persone col naso all’insù ma che a volte manca di rispondere a una domanda: dopotutto, a cosa serve andare nello spazio?