Grazie ai dati raccolti in questi anni
dall'osservatorio orbitante Swift, un team di astronomi ha avuto una
sostanziale conferma dell'esistenza di un gran numero di nuclei
galattici attivi finora sfuggiti all'osservazione.
La scoperta potrebbe finalmente dare
una risposta plausibile all'esistenza di quell'alone diffuso di
radiazione X rilevabile in cielo in ogni direzione. Il sospetto che
alla sua origine ci potessero essere i giganteschi buchi neri (cento
milioni di masse solari) che alimentano i nuclei galattici attivi era
molto forte, ma mancavano le prove.
Davide Burlon (Max-Planck-Institut für
Extraterrestrische Physik) e i suoi collaboratori hanno dunque preso
in esame tre anni di dati raccolti dallo strumento BAT (Burst Alert
Telescope) a bordo di Swift. Dopo aver eliminato le sorgenti troppo
vicine al piano della nostra galassia e quelle che mostravano
chiaramente un energetico getto di particelle, hanno indagato più a
fondo sulle circa 200 galassie attive che restavano in gioco.
La conclusione, pubblicata su
Astrophysical Journal, è che le galassie che riusciamo a
osservare sono solamente quelle in cui, per il favorevole
orientamento, l'emissione riesce a eludere la barriera costituita
dalla spessa coltre di polvere che avvolge il buco nero. Questo,
però, comporta che ve ne debbano essere anche molte altre precluse alla nostra
osservazione, una popolazione valutabile in circa il 20-30 per cento
del totale.
Il numero di galassie attive, insomma,
sarebbe sottostimato e se la nuova stima fosse valida anche
nell'universo più distante e più giovane, il numero di nuclei
attivi sarebbe sufficiente per spiegare il fondo di radiazione X.
Swift, lo stanagalassie
prossimo articolo
Eutanasia: rispettare le volontà, anche quando è difficile riconoscerle

Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive
Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.