fbpx La vaccinazione della discordia | Scienza in rete

La vaccinazione della discordia

Primary tabs

Read time: 2 mins

Dall'ottobre scorso Haiti è devastata da un'epidemia di colera che ha già causato 3.800 decessi e quasi 200 mila infettati. Mentre si vanno chiarendo le sue cause che, come hanno potuto acclarare i CDC americani, vanno quasi certamente ricercate nella contaminazione delle acque da parte di contingenti Onu provenienti dal Nepal, rimane la questione più importante da risolvere: come prevenire un'ulteriore espansione dell'infezione. All'argomento Nature nei giorni scorsi ha dedicato un dettagliato resoconto che ha messo in luce l'acceso dibattito in corso.

Sebbene da mesi si discuta sull'eventualità di procedere alla vaccinazione della popolazione contro il colera, a oggi manca ancora l'accordo sulle strategie da mettere in atto. Da una parte, le autorità internazionali propongono vaccinazioni mirate che coinvolgano poche decine di migliaia di persone. Dall'altra si chiede un'immunizzazione estesa a quasi tutta la popolazione, per quanto possano essere elevati i costi. Il problema non è soltanto la disponibilità di risorse, ma soprattutto quella di vaccini. L'unico vaccino anticolera attualmente approvato - e nel cui acquisto l'Oms ha già investito cospicue risorse - è disponibile soltanto in 250-300 mila dosi. Inoltre, benché il vaccino si sia dimostrato efficace nell'80 per cento dei soggetti in cui è stato usato, non è mai stato impiegato in un intervento così ampio.

Altri vaccini sono in dirittura d'arrivo. Ma, a questo punto, vista l'impossibilità di procedere rapidamente all'immunizzazione dell'intera popolazione, sarebbe forse più opportuno investire queste risorse in interventi di sanificazione delle acque, ha suggerito l'epidemiologo francese Renaud Piarroux. Anche alla luce del fatto che l'efficacia del vaccino è comunque limitata nel tempo e in assenza di interventi strutturali l'epidemia potrebbe ripetersi. 

Autori: 
Sezioni: 
Haiti

prossimo articolo

Il mare sempre più caldo cambia sotto i nostri occhi

Immagine di una caravella portoghese (Physalia physalis) su fondo azzurro

Un nuovo studio di World Weather Attribution mostra che il cambiamento climatico di origine umana ha reso le recenti ondate di calore marine molto più intense e frequenti, e che il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile. Tra gli effetti visibili figurano la diffusione di organismi gelatinosi, anche molto urticanti come la caravella portoghese (nella foto), nel quadro di una progressiva tropicalizzazione della fauna marina. Le conseguenze pesano anche sulla terraferma, con maggiore umidità, precipitazioni estreme e rischi sanitari. Le misure di adattamento possono limitare i danni, ma per contenere gli impatti è indispensabile ridurre le emissioni legate ai combustibili fossili. Immagine: rielaborazione grafica da Wikimedia Commons

Luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato per gli oceani del pianeta (dato Copernicus ). Sulle coste europee, e in particolare nel Mediterraneo occidentale, le temperature superficiali del mare hanno toccato record assoluti: fino a 6°C sopra la norma a giugno, con una boa al largo di Maiorca che ai primi di agosto ha misurato 33°C.