Una nuova analisi degli anelli di accrescimento di campioni provenienti da antichi alberi ha permesso di ricostruire l'andamento climatico in Europa centrale negli ultimi 2500 anni mostrando un chiaro collegamento tra clima ed eventi storici.
Nel loro studio, pubblicato online su Science Express, Ulf Büntgen (Swiss Federal Research Institure for Forest, Snow and Landscape) e collaboratori hanno esaminato e catalogato accuratamente gli anelli di oltre 8700 campioni lignei provenienti da Francia, Germania e Austria, indelebile testimonianza delle condizioni climatiche presenti all'epoca della loro formazione.
La sovrapposizione con gli eventi storici ha indicato che le variazioni climatiche potrebbero aver giocato un ruolo chiave in molte vicende che hanno segnato il cammino delle civiltà. I periodi di prosperità di cui hanno goduto le popolazioni durante l'Impero romano (tra il 300 a.C. e il 200 d.C.) e il Medio Evo (tra il 1000 e il 1200 d.C.), per esempio, corrispondono a periodi climatici caratterizzati da estati calde e umide, situazione ideale per una fiorente agricoltura. Viceversa, la caduta dell'Impero di Roma e il turbolento periodo delle migrazioni barbariche, tra il 250 e il 600 d.C., sono state accompagnate da una crescente variabilità climatica.
Anche dagli alberi, insomma, un chiaro segnale sull'importanza del clima.
La storia scritta negli alberi
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Anche i terremoti piccoli sono importanti

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni. Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.
I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.