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Non è il Medioevo

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Chi nega che il riscaldamento globale sia legato alle attività umane ha un argomento in meno con cui difendere la sua tesi. Non si potrà più dire che anche oggi si sta assistendo a un fenomeno come quello che si è verificato nel Medio Evo, il più recente, e fino a oggi inspiegato, periodo di aumento delle temperature prima dell’era industriale. La cosiddetta anomalia climatica del Medio Evo ebbe luogo tra l’800 e il 1300 circa dopo Cristo, quando nel settore nord atlantico dell’Europa e nella maggior parte dell’emisfero nord al di sopra dei Tropici perdurò un clima relativamente mite. Ma un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Valérie Trouet, dell’Istituto federale svizzero per la ricerca sulle foreste, la neve e il paesaggio di Birmensdorf, studiando gli anelli di alberi millenari del Marocco e una stalagmite scozzese altrettanto antica, hanno dimostrato che in quel periodo il riscaldamento dipese da una particolare congiuntura di venti provenienti dall’Oceano Atlantico, che allora persistette per 350 anni e non è invece in atto oggi. A innescare e interrompere il fenomeno potrebbero essere stati fenomeni vulcanici o anomalie dell’attività solare, ancora da accertare.

Fonte: Science 2009; 324: 78–80

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Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.