fbpx Polvere e modelli climatici | Scienza in rete

Polvere e modelli climatici

Primary tabs

Read time: 2 mins

Gli attuali modelli climatici potrebbero aver sottostimato anche di otto volte l'effettiva quantità delle silt, le polveri a grana più grossa disperse in atmosfera dalle tempeste di polvere dei deserti.

E' quanto emerge dallo studio di Jasper F. Kok (National Center for Atmospheric Research – Boulder, Colorado) pubblicato a fine anno su PNAS. La conclusione di Kok si basa sulla sua analisi della frammentazione dei grani di polvere trasportati dal vento, una frantumazione che sarebbe del tutto simile a quella che avviene con materiali fragili come il vetro.

Da tempo gli studiosi del suolo sanno che la polvere possiede comportamenti identici a quelli dei materiali fragili e dal canto loro i fisici dispongono di una efficace descrizione della frantumazione di questi materiali. Kok ha messo assieme le due idee giungendo alla conclusione che nel corso di una tempesta di sabbia vengono prodotte frazioni sostanzialmente identiche di particelle piccole, medie e grandi. Le analisi delle polveri raccolte nel bel mezzo di sei tempeste di sabbia in differenti parti del globo gli danno ragione.

Gran parte dei modelli climatici si basano anche sulle rilevazioni di satelliti che misurano la quantità di particelle sospese in atmosfera, ma a queste rilevazioni sfuggono le particelle più grandi. Secondo Kok le tempeste di polvere producono da due a otto volte più silt di quanto finora ritenuto dai climatologi e di questa presenza i modelli dovrebbero opportunamente tenerne conto. E' vero che queste particelle sono le prime a precipitare al suolo, ma non si può certo trascurare il loro ruolo, soprattutto nei modelli matematici impiegati per le previsioni meteorologiche a breve termine nelle regioni più polverose del pianeta.

Wired

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Free tag: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

La necessità di una nuova alleanza tra scienza e società

Sebbene la scienza sia un prodotto sociale, spesso risulta estranea o in contraddizione con società e politica. Questo avviene per una serie di ragioni che vanno dalla disinformazione, alle strumentalizzazioni politiche, alla naturale resistenza ai cambiamenti che la ricerca propone. Rino Falcone riflette su una possibile nuova alleanza fra scienza, società e politica, in grado di superare la sostanziale irrilevanza pubblica della ricerca scientifica. Immagine: Double Heads, di George Condo (in mostra al Musée d'art moderne del Palais de Tokyo, Parigi, fino all'8 febbraio).

La scienza nasce nella società. È il “prodotto” sofisticato e accurato che deriva, esplicitamente e implicitamente, dal sistema di formazione che addestra gli umani, li educa ai metodi e ai contenuti dei saperi già sviluppati in precedenza e ne potenzia creatività e rigore metodologico. Eppure, sebbene figlia predeterminata e legittima della società, la scienza risulta a volte separata e distaccata dalle finalizzazioni che la società assume, dal senso e sentire comune.