fbpx Stagione giusta per nascere | Scienza in rete

Stagione giusta per nascere

Read time: 2 mins

Stando a uno studio pubblicato online su Nature Neuroscience la stagione dell'anno in cui uno nasce potrebbe avere effetti molto importanti e persistenti sul funzionamento del suo orologio biologico.
Quella che Christopher Ciarleglio (Vanderbilt University) e gli altri quattro ricercatori sono riusciti a ottenere con i loro esperimenti condotti su gruppi di piccoli di topo è la prima evidenza di una sorta di imprinting stagionale nei ritmi circadiani di mammiferi. Nell'esperimento due gruppi di topi sono stati allevati dalla nascita allo svezzamento in ambienti caratterizzati da cicli luminosi estivi o invernali. Dopo lo svezzamento, per un periodo di quattro settimane, parte dei topi ha continuato a vivere nel medesimo ciclo mentre parte è passata a quello opposto. Una volta giunti alla maturità i topi sono stati posti in completa oscurità e sono stati osservati sia i loro comportamenti sia l'attività neuronale associata ai ritmi circadiani.
E' emerso che, mentre i ritmi biologici e il comportamento dei topi “estivi” rimanevano abbastanza stabili, i topi allevati nel ciclo invernale mostravano un'esagerata risposta al cambio stagionale. Una situazione che, secondo i ricercatori, potrebbe aprire la strada a una possibilità davvero intrigante, benché altamente speculativa.
Se quel meccanismo di imprinting osservato nei topi si attivasse anche negli esseri umani, infatti, si potrebbe ricondurre ad esso non solo l'insorgere di alcuni disturbi comportamentali, ma addirittura imputargli effetti più generali sulla personalità.

Vanderbilt University

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Psicologia

prossimo articolo

Parità a parole, divario nei fatti: il peso della maternità

uomo in alto e donna con figli in basso

A parole la parità è un valore condiviso, ma nei fatti la genitorialità continua a pesare in modo asimmetrico. Analisi su larga scala mostrano che le madri vedono ridursi redditi, produttività e opportunità di carriera, mentre i padri mantengono percorsi lineari. Anche dove esistono politiche di sostegno, il carico familiare resta sbilanciato. Insomma, il cambiamento culturale è ancora incompiuto.

Immagine di copertina elaborata con ChatGPT

Una decina di anni fa, preparando una conferenza sulle difficoltà incontrate dalle donne nelle loro carriere, sia in ambito industriale sia in ambito accademico, avevo trovato molte ricerche fatte in diverse nazioni del mondo che portavano tutte alla stessa ineluttabile conclusione: i figli fanno male alle carriere delle loro mamme. Per contro, le carriere dei papà non sembrano essere compromesse, anzi.