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Instabile DNA

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Si sono guadagnati la copertina di Cell, e in effetti ci si aspetta grandi cose dallo studio coordinato da Marco Foiani, direttore scientifico dell'IFOM e docente di biologia molecolare all'Università degli studi di Milano. Partendo da una patologia ereditaria relativamente rara, l'atassia-telangectasia, i ricercatori sono arrivati a descrivere nei dettagli i meccanismi di rottura e riparazione del DNA, fondamentali per la genesi e l'evoluzione del cancro. Le implicazioni del lavoro potrebbero avere un notevole impatto pratico: prima di tutto si spera di poter mettere a punto un test genetico per individuare i portatori sani della rara malattia, del tutto asintomatici ma a maggior rischio di tumori, che si calcola siano circa l'1-2 per cento della popolazione; in secondo luogo si potranno personalizzare meglio le cure, tenendo conto, per esempio, che in questi soggetti in cui i meccanismi di riparazione del DNA sono compromessi, la chemioterapia potrebbe fare più male che bene.

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Genetica

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Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.