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Il tumore si nutre al self-service

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Le cellule staminali non alimentano la crescita del tumore solo rifornendolo di nuove cellule immortali, ma anche producendo parte dei nuovi vasi sanguigni che gli apportano l’ossigeno e le sostanze nutritive necessarie al suo sviluppo. Due ricerche pubblicate oggi contemporaneamente su Nature  confermano questo fenomeno, in entrambi i casi studiato sul glioblastoma, il più aggressivo e più frequente dei tumori cerebrali. I loro risultati spiegano tra l’altro uno dei possibili meccanismi per cui i farmaci antiangiogenesi, come il bevacizumab, che colpiscono la formazione di vasi da parte dell’ospite, non abbiano finora dato i risultati sperati, riuscendo ad allungare solo di pochi mesi la sopravvivenza dei malati.

Uno dei due lavori, finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, è stato coordinato da Ruggero De Maria, direttore del Dipartimento di ematologia e oncologia molecolare dell’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con l’Università Cattolica di Roma e l’Istituto neurologico Besta di Milano: «Conoscere questi meccanismi è il primo passo per cercare un farmaco capace di bloccarli» hanno detto i ricercatori.

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Angiogenesi

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Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive 

Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.