fbpx Ridurre i rischi con la VIS | Scienza in rete

Ridurre i rischi con la VIS

Read time: 2 mins

VIS: valutazione di impatto sulla salute. Che cosa significa questa definizione? Si tratta di una procedura che ha come scopo la valutazione dell’impatto sulla salute di vari piani come quelli che possono riguardare la gestione dei rifiuti, delle infrastrutture o del traffico cittadino. Essa consente di fare una stima dei rischi, dare indicazioni sulla fattibilità, sui miglioramenti necessari e sulle modalità di monitoraggio nel tempo. La Valutazione di impatto sulla salute ha quindi come obbiettivo la riduzione dei rischi per la popolazione.

Della VIS in Italia si è parlato ieri a Roma nel primo workshop dedicato organizzato da IFC-CNR, Anci, Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e Consorzio Mario Negri Sud. Nonostante l'Italia sia ancora indietro rispetto all'Europa, il congresso ha presentato le esperienze positive, realizzate in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Abruzzo, Lazio e Puglia.

Uno delle esperienze particolarmente interessanti è stata quella della Toscana, dove la VIS del piano rifiuti di Firenze oltre a essersi rivelata uno strumento utile per indicare le priorità e gli interventi specifici di miglioramento della salute pubblica, ha permesso di sviluppare raccomandazioni per le mitigazioni degli effetti negativi.

Nonostante la VIS sia uno strumento molto importante del campo della prevenzione, essa non ha ancora trovato una collocazione riconosciuta nelle amministrazioni. Per questa ragione, come dichiara Paolo Lauriola, in rappresentanza del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, "emerge la necessità di un riconoscimento normativo della VIS e di un maggiore supporto da parte delle istituzioni centrali."

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Salute

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.