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Ridurre i rischi con la VIS

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VIS: valutazione di impatto sulla salute. Che cosa significa questa definizione? Si tratta di una procedura che ha come scopo la valutazione dell’impatto sulla salute di vari piani come quelli che possono riguardare la gestione dei rifiuti, delle infrastrutture o del traffico cittadino. Essa consente di fare una stima dei rischi, dare indicazioni sulla fattibilità, sui miglioramenti necessari e sulle modalità di monitoraggio nel tempo. La Valutazione di impatto sulla salute ha come obbiettivo la riduzione dei rischi per la popolazione.

Della VIS in Italia si è parlato ieri a Roma nel primo workshop dedicato a questo tema organizzato da IFC-CNR, Anci, Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e Consorzio Mario Negri Sud. Nonostante l'Italia sia ancora indietro rispetto all'Europa, il congresso ha presentato le esperienze positive, realizzate in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Abruzzo, Lazio e Puglia.

Uno delle esperienze particolarmente interessanti è stata quella della Toscana, dove la VIS del piano rifiuti di Firenze oltre a essersi rivelata uno strumento utile per indicare le priorità e gli interventi specifici di miglioramento della salute pubblica, ha permesso di sviluppare raccomandazioni per le mitigazioni degli effetti negativi.

Nonostante la VIS sia uno strumento molto importante del campo della prevenzione, essa non ha ancora trovato una collocazione riconosciuta nelle amministrazioni. Per questa ragione, come dichiara Paolo Lauriola, in rappresentanza del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, "emerge la necessità di un riconoscimento normativo della VIS e di un maggiore supporto da parte delle istituzioni centrali."

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edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.