Per la prima volta, grazie all'impiego di misure satellitari, è stato possibile ottenere una stima affidabile della quantità d'acqua coinvolta nelle inondazioni che interessano il bacino fluviale dell'Amazzonia.
Finora le stime disponibili erano suggerite unicamente da occasionali misurazioni e da grezze assunzioni basate sul flusso d'acqua nel Rio delle Amazzoni. Grazie allo studio di Douglas Alsdorf (Ohio University) e collaboratori recentemente pubblicato su Remote Sensing of Environment, però, è ora possibile disporre di informazioni molto più accurate. Per la loro analisi i ricercatori si sono avvalsi sia di misure gravimetriche che di riprese satellitari – ben quattro i satelliti impiegati – per rilevare le variazioni di livello delle acque tra la stagione secca e quella umida nel periodo dal 2003 al 2006.
Le osservazioni hanno permesso di scoprire che la quantità d'acqua che inonda il bacino e successivamente viene drenata ammonta a circa il 5% del volume totale di acqua scaricato annualmente nell'Oceano Atlantico dal Rio delle Amazzoni. Molto meno di quanto ci si aspettava di trovare in quello che è il bacino fluviale più grande del mondo.
L'acqua dell'Amazzonia
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Ricerca pubblica e lavoro precario: il nodo irrisolto del CNR

Il precariato nella ricerca pubblica, particolarmente al CNR, mina la competitività scientifica italiana. Ed è un problema che persiste nonostante la mobilitazione di lavoratori e lavoratrici e le misure introdotte dalle leggi di bilancio 2024 e 2025. Il sistema di ricerca italiano, sottofinanziato e strutturalmente fragile, rischia di perdere il suo capitale umano, essenziale per garantire un futuro competitivo in Europa.
Immagine di copertina creata con ChatGPT
Negli ultimi mesi il precariato nella ricerca pubblica è tornato al centro del dibattito politico grazie alla mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Una mobilitazione che mette in luce la fragilità strutturale del sistema della ricerca italiana, cronicamente sottofinanziato e incapace di garantire percorsi di stabilizzazione adeguati a chi da anni ne sostiene il funzionamento quotidiano.