Mettendo fuori uso il sistema olfattivo di numerose specie di pesci delle barriere coralline, il crescente livello di acidificazione delle acque oceaniche costituisce una grave minaccia alla loro stessa sopravvivenza.
A sottolineare la portata di questo rischio è uno studio di Philip Munday (CoECRS) e collaboratori appena pubblicato su PNAS. I ricercatori hanno studiato come l'incremento di anidride carbonica disciolta nelle acque dell'oceano generi nelle specie analizzate - tra le quali anche il pesce pagliaccio, noto protagonista di un famoso film d'animazione - comportamenti imprevisti e particolarmente rischiosi.
Un livello di 700 parti per milione (ppm) di CO2 è già sufficiente a mettere in confusione il sistema olfattivo dei pesci che abitano la barriera corallina. A 850 ppm viene completamente pregiudicata la capacità di accorgersi della presenza dei predatori, con inevitabili drammatiche conseguenze per la sopravvivenza degli individui. La mortalità delle larve esposte a elevati livelli di CO2 è da 5 a 9 volte maggiore di quella registrata in situazioni normali e il suo incremento è strettamente legato all'innalzamento dei livelli di concentrazione dell'anidride carbonica.
Nemo in confusione
prossimo articolo
Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.
«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.