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Giornalisti scientifici in erba

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Martina Botti è la vincitrice del premio DNA-DAY 2010, assegnato annualmente dalla European Society of Human Genetics. L’evento ha visto la partecipazione di studenti di scuola superiore provenienti da 21 differenti stati europei.

Ai partecipanti è stato richiesto di inviare un elaborato sul seguente argomento: “Gli scienziati ora sono in grado di determinare la sequenza completa del genoma di qualsiasi organismo, umani compresi. Rimane qualche ragione per continuare a studiare argomenti quali l’ereditarietà mendeliana, gli alleli e i caratteri ereditari?”

La vincitrice è stata scelta tra una rosa di 142 candidati. Martina Botti, studentessa del liceo classico dell’Istituto Tito Livio di Milano (docente di scienze Anna Piseri), è la prima italiana a vincere il concorso giunto quest’anno alla terza edizione.

Link al testo dell’elaborato vincente

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Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.