Dopo l'accurata analisi genetica di centinaia di campioni, uno studio internazionale suggerisce che il parassita responsabile della malaria sia molto più antico di quanto supposto finora e il suo adattamento all'uomo sia avvenuto prima che i nostri antenati abbandonassero l'Africa.
Con questa ricerca, pubblicata su Current Biology e frutto dello studio di ricercatori provenienti da 13 differenti Istituti sparsi in quattro continenti, si è voluto provare a comprendere da quanto tempo la terribile infezione trasmessa dalla zanzara anofele minacci il genere umano. Per verificare se fosse o meno corretta l'ipotesi che colloca a 10 mila anni fa il prepotente ingresso della malaria nella storia umana, i ricercatori hanno esaminato il DNA di centinaia di campioni, individuando le variazioni genetiche all'interno di parassiti provenienti dall'Africa occidentale, dall'Asia e dall'Oceania.
Secondo gli autori dello studio la distribuzione delle diversità genetiche riscontrate non solo conferma che il ceppo originario proviene dall'Africa, ma si adatta benissimo alle migrazioni che hanno portato i nostri antenati ad abbandonare quel continente per diffondersi su tutta la Terra. Dallo studio, insomma, si avrebbe la conferma che quando il genere umano abbandonò l'Africa, tra i 50 e 60 mila anni fa, il Plasmodium falciparum, il terribile parassita che ancora ai nostri giorni miete oltre un milione di vittime ogni anno, divenne suo inseparabile compagno di viaggio.
Malaria, minaccia molto antica
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Craig Venter, l'uomo che mise fretta alla conoscenza del genoma umano

Ateo, materialista e liberale. Protagonista di una delle competizioni scientifiche più significative di inizio del secolo, si compiaceva della propria immodestia, ma sapeva vedere i problemi prima che diventassero evidenti. Craig Venter è scomparso il 29 aprile.
Crediti immagine: PLoS/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.5
In un classico della storia sociologica della scienza, Steven Shapin, il più autorevole studioso dei profili sociali degli scienziati in età moderna, identificava in Craig Venter, insieme a C.E. Kenneth Moses, fondatore dell'Eastman Kodak Research Laboratory, l'esempio più riconoscibile di scienziato che aveva portato i valori accademici nel mondo industriale della big science.