Può sembrare paradossale: gli autori di una ricerca italiana appena pubblicata su Developmental
Cell, dopo aver individuato i fattori che rendono anomala, fragile e irregolare la rete vascolare del tumore, non ipotizzano di incrementare questi difetti, ma anzi di correggerli. Un approccio apparentemente in contrasto con la filosofia ormai classica di tagliare i viveri al tumore con i farmaci che bloccano l’angiogenesi, cioè il fenomeno di formazioni di nuovi vasi con cui la massa neoplastica si alimenta e che sfrutta poi per mandare in circolo metastasi. «La fragilità e l’irregolarità di queste strutture favoriscono travasi ed emorragie, e quindi la diffusione delle cellule tumorali al di là della loro sede iniziale» spiega Elisabetta Dejana, responsabile del programma di ricerca sull’angiogenesi dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) e docente di patologia generale presso l’Università degli Studi di Milano. «Inoltre, ripristinando un normale flusso sanguigno può essere più facile anche far pervenire i farmaci all’interno del tumore» conclude la studiosa, che insieme con i suoi colleghi intende sperimentare la nuova strategia in primo luogo nei confronti del melanoma, ma anche del tumore della mammella e del pancreas.
Aggiustare i vasi al tumore?
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L’ONU propone di usare proiezioni più realistiche di quella di Mercatore

Creare una carta geografica trasferendo la superficie curva della Terra su un piano senza deformarla è geometricamente impossibile. La proiezione di Mercatore, a cui siamo tutti abituati, è nata per favorire la navigazione e dilata progressivamente le superfici all’aumentare della latitudine. Risultato: la Groenlandia risulta grande come l’Africa, che nella realtà la supera in dimensioni di ben 15 volte. L’ONU ha recentemente approvato una risoluzione che invita a privilegiare proiezioni cartografiche equivalenti, cioè capaci di conservare le proporzioni tra le aree.
Una carta geografica è sempre, in una certa misura, una approssimazione. Non perché i cartografi vogliano ingannarci, ma perché trasferire la superficie curva della Terra su un piano senza deformarla è geometricamente impossibile.