fbpx Un diesel più pulito | Page 9 | Scienza in rete

Un diesel più pulito

Read time: 1 min

Il motore diesel non ha molto seguito negli USA. I limiti di emissione dei fumi ne frenano la diffusione, ma la scoperta di un possibile convertitore catalitico di nuova formulazione potrebbe forse rendergli giustizia.

Fino a qualche tempo fa, chi viaggiava in automobile riusciva facilmente a identificare un motore diesel per le sue fastidiose fumate nere dense di particolato. Da un po' di anni, però, è stata fatta molta strada. Una differente regolazione dell'ossigeno necessario alla combustione ha migliorato le cose, ma ha trascinato con sé il problema degli ossidi di azoto, i famigerati NOx.

Poco percorribile l'introduzione di marmitte catalitiche a base di platino, scelta che rende di fatto i costi del motore diesel simili a quello a benzina. Un recente studio pubblicato su Science, però, sembra offrire uno spiraglio. Wei Li e i suoi collaboratori del General Motors Global Research and Development hanno infatti provato a sostituire al platino una mistura di palladio e perovskite – un ossido di calcio e titanio – arricchita con lantanio, stronzio e manganese.

Prove di laboratorio hanno mostrato uguale efficienza dei convertitori al platino, ma già si è levata qualche voce di allarme per la presenza dello stronzio. Tale elemento, infatti, è ritenuto un inibitore della crescita, dunque il suo rilascio da parte di vecchi convertitori potrebbe essere molto pericoloso per i bambini.

Science Now - Science

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ambiente

prossimo articolo

Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

macchina da scrivere

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.