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Torna il nucleare in Italia

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Saranno quindi quattro, a quanto pare, le centrali nucleari che l’ENEL realizzerà in Italia – la prima entro il 2020 - con la collaborazione dell’EDF francese. Quattro centrali da 1,6 GW di terza generazione, con un consumo previsto di 30 tonnellate annue di uranio arricchito, e relative scorie.“Mi auguro che entro metà aprile il provvedimento ora in discussione al Senato diventi legge” ha dichiarato il ministro Scajola. “In quel disegno di legge ci sono tutte le procedure del rientro dell’Italia nel nucleare.
Secondo gli ecologisti democratici (Ecodem) “Occorre maggiore serietà e competenza per informare i cittadini e l’opinione pubblica sui reali costi e benefici dell’energia nucleare”.  Le quattro centrali costerebbero 20 miliardi di euro. “Si tratta di una cifra enorme che segnala la necessità di reperire anche risorse private non ancora identificate” concludono gli Ecodem.

Per approfondire il tema del nuclerare in Italia vai al dibattito pro e contro il nucleare di Scienza in rete fra Vincendo Balzani e Carlo Bernardini.

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Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.