Saranno quindi quattro, a quanto pare, le centrali nucleari che l’ENEL realizzerà in Italia – la prima entro il 2020 - con la collaborazione dell’EDF francese. Quattro centrali da 1,6 GW di terza generazione, con un consumo previsto di 30 tonnellate annue di uranio arricchito, e relative scorie.“Mi auguro che entro metà aprile il provvedimento ora in discussione al Senato diventi legge” ha dichiarato il ministro Scajola. “In quel disegno di legge ci sono tutte le procedure del rientro dell’Italia nel nucleare.
Secondo gli ecologisti democratici (Ecodem) “Occorre maggiore serietà e competenza per informare i cittadini e l’opinione pubblica sui reali costi e benefici dell’energia nucleare”. Le quattro centrali costerebbero 20 miliardi di euro. “Si tratta di una cifra enorme che segnala la necessità di reperire anche risorse private non ancora identificate” concludono gli Ecodem.
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Il caldo sul lavoro è un’emergenza sanitaria in crescita

Il cambiamento climatico è anche una questione di salute e sicurezza sul lavoro: in Italia, nelle giornate di caldo estremo il rischio di morire per un infortunio aumenta del 61%, con agricoltura e costruzioni tra i settori più esposti. Le ordinanze regionali e gli strumenti previsionali hanno rafforzato la prevenzione, ma restano disuguaglianze, scarsa consapevolezza dei rischi e tutele insufficienti. E senza adeguate misure di adattamento, nei prossimi decenni gli infortuni legati al caldo sono destinati ad aumentare.
È ampiamente condiviso come il cambiamento climatico si configuri come una reale emergenza sanitaria e una sfida epocale. Una riflessione su come tale emergenza sanitaria riguardi anche la salute e la sicurezza dei lavoratori è essenziale. Storicamente, la ricerca in ambito occupazionale ha consentito di identificare e caratterizzare rischi per la salute dei lavoratori dovuti a sostanze presenti anche negli ambienti di vita (solitamente a più bassi livelli di esposizione).