Un’organizzazione no profit statunitense chiamata in sigla POGO (Project on Goverment Oversight) ha chiesto ai National Institutes of Health di introdurre una nuova norma, che obblighi chiunque riceve i loro fondi a rendere pubblici eventuali compensi ricevuti dalle aziende farmaceutiche. L’obbligo di trasparenza, ormai richiesta dalle più importanti riviste scientifiche internazionali,è anche oggetto di una proposta di legge attualmente in discussione alla Camera dei rappresentanti, secondo la quale sarebbero le aziende a dover registrare in un database pubblico tutti i finanziamenti elargiti ai medici. «Questa norma però esclude tutti i ricercatori che medici non sono» obiettano gli attivisti di POGO, un’associazione che mira a svelare e combattere ogni forma di corruzione. «Inoltre i NIH hanno in prima persona la responsabilità legale e morale di assicurare che i fondi pubblici non alimentino una ricerca il cui valore è minacciato dai conflitti di interesse».
Trasparenza per tutti
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Ddl stupri: senza il consenso che cosa cambia?

La riforma della violenza sessuale approvata dal Senato segna una frattura profonda, giuridica e culturale. La scelta di abbandonare il modello fondato sul consenso è infatti in contrasto con la Convenzione di Istanbul e con l’evoluzione della giurisprudenza italiana: si torna a un impianto basato sul dissenso e sulla «volontà contraria». Questa è una decisione che riapre il dibattito sull’autodeterminazione dei corpi, sul carico della prova nei processi e sul rischio di vittimizzazione secondaria.
La modifica proposta dalla maggioranza in Senato in materia di violenza sessuale sta dividendo l’opinione pubblica. Sullo sfondo di questa spaccatura c’è la codifica, nell’immaginario collettivo, di cosa sia uno stupro. Da decenni i movimenti si sono battuti per un cambio di paradigma interpretativo.