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Lo scatto dell'Iran

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Negli ultimi vent’anni la produzione scientifica iraniana è cresciuta 11 volte più della media mondiale. Il paese, attualmente al centro dell’attenzione degli esperti di politica internazionale per ben altre ragioni, è quindi quello in cui la crescita è stata maggiore, secondo il rapporto della società di analisi canadese Science-Metrix (http://www.science-metrix.com/30years-Paper.pdf).

Non sono troppo tranquillizzanti i temi di ricerca preferiti dagli studiosi iraniani, che si sono concentrati sulla chimica nucleare e inorganica, sulla fisica nucleare e delle particelle e sull’ingegneria nucleare: in quest’ultimo campo, in particolare, il ritmo di pubblicazione è cresciuto 250 volte più rapidamente che nel resto del mondo.  

Accanto all’Iran a farla da padrone è la Cina, che per numero di pubblicazioni peer-reviewed si calcola raggiungerà gli Stati Uniti entro il 2015 sul totale di tutte le discipline. In generale comunque l’Asia ha superato il Nord America già dall’anno scorso, mentre l’Europa sembra mantenere le sue posizioni soprattutto grazie a progetti di ricerca che superano i confini delle singole nazioni.  

New Scientist pubblicato online il 18 febbraio 2010

 

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virus del morbillo al microscopio elettronico

Dopo anni di progressi, il morbillo torna a circolare in vaste aree del mondo e diversi Paesi hanno perso lo stato di eliminazione certificato dall’OMS. È un segnale d’allarme che va oltre la singola malattia e porta a interrogarsi su programmi vaccinali, politiche sanitarie e cooperazione internazionale. E ci mostra che l’eradicazione non è solo una sfida biologica, ma soprattutto organizzativa, politica e culturale.

In copertina: virus del morbillo al microscopio elettronico. Crediti: CDC/Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio

Lo scorso 23 gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che sei Paesi della regione europea hanno perso il loro stato “eliminazione del morbillo”: Armenia, Austria, Azerbaijan, Spagna, Regno Unito, e Uzbekistan. Il Canada lo aveva perso già lo scorso anno. La situazione negli USA sarà valutata dall’OMS il prossimo aprile, ma tutti i segnali puntano alla perdita dello status anche per loro.