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Lo scatto dell'Iran

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Negli ultimi vent’anni la produzione scientifica iraniana è cresciuta 11 volte più della media mondiale. Il paese, attualmente al centro dell’attenzione degli esperti di politica internazionale per ben altre ragioni, è quindi quello in cui la crescita è stata maggiore, secondo il rapporto della società di analisi canadese Science-Metrix (http://www.science-metrix.com/30years-Paper.pdf).

Non sono troppo tranquillizzanti i temi di ricerca preferiti dagli studiosi iraniani, che si sono concentrati sulla chimica nucleare e inorganica, sulla fisica nucleare e delle particelle e sull’ingegneria nucleare: in quest’ultimo campo, in particolare, il ritmo di pubblicazione è cresciuto 250 volte più rapidamente che nel resto del mondo.  

Accanto all’Iran a farla da padrone è la Cina, che per numero di pubblicazioni peer-reviewed si calcola raggiungerà gli Stati Uniti entro il 2015 sul totale di tutte le discipline. In generale comunque l’Asia ha superato il Nord America già dall’anno scorso, mentre l’Europa sembra mantenere le sue posizioni soprattutto grazie a progetti di ricerca che superano i confini delle singole nazioni.  

New Scientist pubblicato online il 18 febbraio 2010

 

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Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

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