La composizione chimica degli oceani si è modificata nel tempo: prima di 25 milioni di anni fa, infatti, nell’acqua marina, il rapporto con il calcio di stronzio e magnesio era molto più basso. A cambiare la composizione del mare è stato probabilmente il placarsi dell’attività vulcanica sottomarina, che di conseguenza ha ridotto gli scambi tra l’acqua e la crosta terrestre sottostante. Lo ha dimostrato un gruppo di studiosi della University of Southampton's School of Ocean and Earth Science (SOES), dopo aver analizzato, in una decina di anni di trivellazioni sul fondo dell’oceano, le vene di carbonato di calcio precipitate sui basalti dei fianchi delle creste oceaniche. «Studiare la storia del mare aiuta a capire anche i cambiamenti climatici, la tettonica a zolle, l’evoluzione della vita con cui ha interagito» spiega Rosalind Coggon, prima firmataria del lavoro.
Come è cambiato il mare
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Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.
I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.