La composizione chimica degli oceani si è modificata nel tempo: prima di 25 milioni di anni fa, infatti, nell’acqua marina, il rapporto con il calcio di stronzio e magnesio era molto più basso. A cambiare la composizione del mare è stato probabilmente il placarsi dell’attività vulcanica sottomarina, che di conseguenza ha ridotto gli scambi tra l’acqua e la crosta terrestre sottostante. Lo ha dimostrato un gruppo di studiosi della University of Southampton's School of Ocean and Earth Science (SOES), dopo aver analizzato, in una decina di anni di trivellazioni sul fondo dell’oceano, le vene di carbonato di calcio precipitate sui basalti dei fianchi delle creste oceaniche. «Studiare la storia del mare aiuta a capire anche i cambiamenti climatici, la tettonica a zolle, l’evoluzione della vita con cui ha interagito» spiega Rosalind Coggon, prima firmataria del lavoro.
Come è cambiato il mare
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Mercoledì 7 gennaio Trump ha annunciato con un memorandum il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluse le principali piattaforme di cooperazione scientifica sul clima, biodiversità, migrazione e salute globale. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che queste istituzioni sono «ridondanti, mal gestite, inutili, dispendiose, monopolizzate da interessi con agende contrarie alle nostre». I danni del ritiro statunitense sono enormi perché minano alla radice il multilateralismo e la cooperazione scientifica internazionale.
Mercoledì 7 gennaio 2026, mentre il Congresso discuteva gli stanziamenti 2026 per le agenzie scientifiche federali (vedi articolo di Patrizia Caraveo), la Casa Bianca ha firmato un memorandum presidenziale che segna forse il punto di non ri