fbpx Un miliardo di euro per la ricerca in sanità | Scienza in rete

Un miliardo di euro per la ricerca in sanità

Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri, intervistato da Luca Carra.

Tempo di lettura: 2 mins

Finanziare la ricerca in sanità per almeno un miliardo di euro? Non è un sogno. E' quanto la legge 502/1992 aveva deciso di destinare alla ricerca del sistema sanitario in Italia. L'articolo 12, infatti, assegna l'1% del Fondo sanitario nazionale alla ricerca e ad alcune altre funzioni. Considerato che il Fondo sanitario nazionale per il 2018 è di 110 miliardi di euro ciò vorrebbe dire che quest'anno la ricerca sanitaria andrebbe finanziata con 1,1 miliardi di euro. Secondo il direttore dell'Istituto Mario Negri Silvio Garattini, in realtà il finanziamento pubblico alla ricerca sanitaria, da non confondersi con quella biomedica di base, raggiunge a stento lo 0,3 % del Fondo sanitario. Poco più di 300 milioni di euro, di cui circa 150 milioni per la ricerca corrente degli IRCCS e circa 50 milioni all'anno per la ricerca finalizzata (vedi articolo).

Siamo quindi ben lontani da quanto nel 1992 si pensava fosse la quota minima per un tipo di ricerca volta a far funzionare in modo appropriato un settore strategico del Paese. In realtà si dovrebbe investire molto di più, almeno il 3%, come ha raccomandato il Trattato di Lisbona (2007) riferendosi alla quota per la ricerca scientifica rispetto al PIL. Ecco le ragioni esposte da Garattini.

La ricerca, sostiene Garattini, non è un lusso. Al contrario è fonte di risparmi, base razionale per scelte più oculate per i pazienti non solo in campo farmacologico ma anche assitenziale e organizzativo. Senza ricerca il sistema si degrada, aumenta le disparità, diventa più suscettibile alla corruzione e alle cure inutili. Senza ricerca la sanità pubblica muore.

Ma una buona ricerca non dipende solo dalle risorse. Servono anche regole certe e soprattutto priorità stabilite da una programmazione che orienti la ricerca alle questioni più rilevanti. Se si potesse attingere a fondi adeguati, quale sarebbe il tipo di ricerca da privilegiare? Garattini non ha dubbi: la ricerca comparativa indipendente su farmaci, chirurgia, prevenzione, assistenza e riabilitazione. Tutti campi in cui si sa ancora troppo poco.

Ma non è una missione impossibile spostare fondi da altri ambiti sanitari alla ricerca? Secondo Garattini non è affatto impossibile, considerando gli sprechi diffusi. Ma ci vorrebbe una "volontà politica" chiara. E il giusto interlocutore non è il Ministero della Salute, che conta ben poco, bensì il Ministero dell'Economia e delle Finanze.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

mano che regge citta

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.

I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.