fbpx ERC, il fiasco italiano | Scienza in rete

ERC, il fiasco italiano

Tempo di lettura: 4 mins

Nell’annunciare i 269 vincitori della nuova tornata degli Advanced Grants di quest’anno, per un totale di 653 milioni di euro, l’European Research Council illustra alcuni temi delle ricerche premiate con una serie di domande: L’inquinamento atmosferico modifica il cervello dei bambini? Le nuove tecniche di medicina rigenerativa del cuore possono salvare più vite dagli infarti? Perché i batteri sono molto aggressivi fra di loro? E via domandando.

Manca però una domanda chiave: Perché l’Italia ne esce così male?

Gli Advanced sono i riconoscimenti “senior” più ambiti in Europa: sia per la cifra ragguardevole (in media due milioni di euro), sia per il prestigio dell’European Research Council, che insieme al Sklodowska Curie da dieci anni rappresenta la principale fonte di finanziamento sovranazionale dell’eccellenza della ricerca di base. Caratteristica di questo finanziamento è che va al ricercatore, che è libero di scegliere la struttura più adatta per svolgere le sue ricerche.

L’Italia non ha mai brillato negli ERC grants, come abbiamo più volte scritto. I centri e le università italiane tradizionalmente non ospitano quasi mai un vincitore ERC straniero e pure gli italiani sono sempre stati pochi (420 in 10 anni) rispetto ai numeri di Regno Unito (230 solo nel 2015, per esempio), Germania e Francia (vedi articolo). Il tasso di successo delle proposte degli italiani negli anni 2007-2015 è del 5% rispetto a una media dell'11%. Ci consolava tuttavia - come solo noi siamo capaci di consolarci - osservare quanti italiani sviluppavano i loro progetti ERC all’estero. Cervelli in fuga, ma figli nostri (vedi articolo).

Quest’anno, dei 269 ricercatori premiati gli italiani sono 16, contro 50 inglesi, 40 tedeschi, 29 francesi e 21 spagnoli. Il ranking delle università e centri che ospitano i vincitori non è certo esaltante: 66 in Gran Bretagna (che si predispone a lasciare l’Europa), 42 in Germania (con una emigrata italiana: Alessandra Moretti, all’Ospedale universitario Rechts der Isar, e Giuseppe Caire, Università Tecnica di Berlino; ), 34 in Francia (con l'italiano Giovanni Marsicano, in forza all’INSERM), 18 in Spagna, 16 nei Paesi Bassi (con Stefano Stramigioli, all’Università di Twente), 13 in Svizzera (con Marco Mazzotti, Istituto Tecnico Federale di Zurigo) a pari merito con Israele, e finalmente 11 in Italia. Seguono Svezia (10), Belgio (8), Austria (7), Danimarca (5), Finlandia (4), Irlanda (3), Ungheria e Norvegia (2), Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Turchia (1).

Progetti che si sono aggiudicati gli Advanced grants per nazionalità delle istituzioni che ospitano il ricercatore, nelle tre aree disciplinari considerate. Fonte: ERC

La ricerca non ha frontiere ed è l’impresa più internazionale che ci sia, d’accordo, ma il paragone con i mondiali di calcio viene spontaneo: una grande squadra, una grande storia, nella polvere. Un declino costante nei finanziamenti alla ricerca e all’università ha caratterizzato la politica italiana degli ultimi 15 anni, portando alla lenta asfissia del sistema e alla fuga dei talenti. La componente di finanziamento competitivo in Italia è stata sempre un decimo di quella degli altri Paesi ai quali ci ostiniamo a paragonarci: prima di tutto Gran Bretagna, Germania, Francia. Nessun governo ha preso in considerazione l’istituzione di una agenzia della Ricerca - proposta da dieci anni dal Gruppo 2003 - capace di valutare con metodi accettabili e di finanziare conseguentemente i migliori, come si usa in quasi tutti i Paesi del vecchio continente, e ancora di più negli Stati Uniti (vedi articolo).

Mobilità e attrattività di ricercatori stranieri delle istituzioni di ricerca dei Paesi partecipanti. L'Italia non ospita nessun straniero. Fonte ERC.

Risultato: appiattimento, carestia, precariato. E ciò nonostante sono ancora tanti i talenti italiani, come dimostra la buona posizione che l’Italia riesce a tenere almeno nella produzione di letteratura scientifica di qualità, e la lista di coloro che ancora riescono ad assicurare ai centri e alle università italiane quegli 11 grants che ci piace elencare qui sotto.

Ma senza un cambio deciso di rotta fino a quando reggerà il sistema?

Siamo sicuri che anche di questo stanno parlando le delegazioni dei partiti che in questi giorni si avvicendano nelle sale dorate del Quirinale…

I vincitori degli Advanced grants ERC in Italia

PS: Il 10 maggio a Roma, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche si terrà un incontro pubblico organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica e con una rappresentanza di ricercatori ERC, in cui si parlerà proprio di questi temi. Le iscrizioni sono ancora aperte.

 

Fonte: L'elenco completo dei vincitori ERC Advanced Grants 2017

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.