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Reform oversight of Italy’s science funds

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We wish to highlight the stark contrast between the hardship in Italy’s publicly funded research community (see G. Parisi Nature 530, 33; 2016) and the reportedly largely unused sums of money allocated to a single research institute over the past 12 years. After 3 years without any financial provision for bottom-up research, Italy’s government is providing €31 million (US$36 million) a year for the next 3 years to cover research in the humanities as well as science. Of this year’s 4,431 grant applications for this modest sum, just 300–500 will be successful. By contrast, the government plans to inject €150 million a year for the next 10 years into the Human Technopole project, which will focus on genomics, big data, ageing and nutrition. 

The recipient is the Italian Institute of Technology in Genoa, which is self-governing and so not publicly accountable — despite the large sums of public money involved. A recent report indicates that half of the institute’s funds remained unspent in 2010–14 (see go.nature.com/ vouywf; in Italian). The government should establish an adequately funded agency that has transparent jurisdiction over the funding and execution of research. The agency would also monitor the progress of the Human Technopole and oversee its accountability. (See also go.nature.com/hgfplj.)

Ernesto Carafoli* Venetian Institute of Molecular Medicine, Padua, Italy. Cesare Montecucco* University of Padua, Italy. [email protected] *Supported by 13 signatories (see go.nature.com/3xxovu for full list).

Lettera pubblicata su Nature 11 maggio 2016

Autori: 
Sezioni: 
Human Technopole

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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

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