fbpx Combattere le nuove epidemie globali investendo a livello locale | Scienza in rete

Combattere le nuove epidemie globali investendo a livello locale

Tempo di lettura: 4 mins

La dura e dolorosa lezione del non ancora spento “outbreak” del virus Ebola e di altre recenti epidemie virali (SARS, MERS, Chikungunya, influenza e, ovviamente, HIV/AIDS) dimostra quanto la comunità globale sia vulnerabile alle infezioni virali e quanto rapidamente un focolaio d’infezione in un angolo del mondo possa mettere a rischio l’operatività e la salute di persone geograficamente molto distanti da esso.

La maggior parte dei recenti richiami ad agire per combattere le epidemie virali hanno sottolineato la necessità di aumentare la nostra capacità diagnostica a livello globale e d’individuare gruppi di esperti che possano recarsi rapidamente nei luoghi in cui sono segnalati nuovi focolai d’infezione. Sebbene questi sforzi siano importanti, il Global Virus Network (GVN), un’organizzazione non-profit con centro logistico a Baltimora, Maryland (USA), ritiene che l’approccio più efficace per combattere le nuove epidemie sia potenziare la formazione culturale e pratica di virologi medici (e figure professionalmente correlate) in ogni nazione.
Le sfide locali, infatti,  devono essere affrontate con sensibilità culturale grazie ad esperti del posto e sul posto per non correre il rischio di perdere rapidamente la fiducia di quelle figure chiave atte a garantire che le misure di prevenzione siano effettivamente disponibili. Riteniamo infatti che sia la cultura scientifica di ogni nazione, adeguatamente sostenuta e finanziata, la maggior speranza e garanzia contro le pandemie virali.

Un esempio dell’impatto positivo dell’investimento e sostegno di una massa critica di virologi altamente qualificati in nazioni economicamente in difficoltà proviene dall’esperienza di contenimento dell’epidemia di Ebola in Nigeria lo scorso anno, un autentico miracolo avvenuto nella più popolosa nazione Africana. La risposta nigeriana ad Ebola si è sviluppata infatti sfruttando infrastrutture costruite grazie ad un investimento decennale con fondi dello “U.S. President’s Emergency Plan for AIDS Relief” e dei National Institutes of Health (NIH) per lo sviluppo di competenze Nigeriane locali. Quando l’epidemia di Ebola ha attraversato i confini a causa di comunicazioni aeree con le zone colpite dalla malattia, due medici Americani (Abdulsalama Nasidi, virologo formatosi all’Università del Maryland a Baltimora, e John Vertefeuille, epidemiologo dei “Centers for Disease Control and Prevention”, CDC) già presenti in Nigeria con il loro team sono riusciti a rintracciare rapidamente 895 contatti di 19 casi d’infezione confermati in laboratorio e contratti da una singola persona(caso indice). Ciò ha comportato 18.500 interviste individuali che hanno permesso di controllare localmente ed evitare l’insorgenza di una situazione caotica, come avvenuto nei paesi vicini non dotati di simili infrastrutture.
La chiave di volta di questa risposta efficace è stata quindi avere una squadra operativa comprensiva di un esperto epidemiologo e di un virologo preparato già presente sul territorio interessato dal focolaio epidemico ed in grado di diagnosticare rapidamente e contenere i casi individuali,prevenendo così una possibile, probabile catastrofe nazionale.

Il Global Virus Network  include esperti internazionalmente conosciuti in ogni categoria di patogeni virali che infettano l’uomo e operanti in 25 nazioni, Italia inclusa. Il GVN crede fermamente che la formazione dei virologi medici a livello globale sia la solida base per sviluppare sistemi e processi di risposta globale alle emergenze sanitarie, come invocato recentemente da Bill Gates nel suo editoriale sul New England Journal of Medicine e da Jim Kim, presidente della World Bank, in un editoriale pubblicato sul New York Times.

Per cogliere questo particolare momento storico e facilitare la capacità di risposta alle infezioni virali emergenti desideriamo stimolare gli uomini politici nazionali e globali, i leader mondiali dell’industria e dell’accademia affinché aumentino le risorse per la formazione della prossima generazione di virologi medici considerandoli un elemento strategico della preparazione complessiva di una risposta a livello globale alle pandemie prossime venture.I virologi di maggior spicco dovrebbero raddoppiare i loro sforzi per motivare le future generazioni a perseguire una carriera nell’ambito virologico-medico, mentre i leader di governo e del settore privato dovrebbero incrementare i loro investimenti nella formazione di queste figure. Agendo insieme e con urgenza possiamo mettere in sicurezza il nostro futuro dalle possibili epidemie virali formando e finanziando una massa critica di virologi esperti a livello globale. In assenza di loro saremo tutti a rischio.

di Robert C. Gallo, N. Scott Fine, Diane E. Griffin, Sharon H. Hrynkow e Umberto Bertazzoni

(testo originale adattato e tradotto da Guido Poli)

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

TEA, biologico, naturale: le ambiguità del dibattito

immagine di laboratorio contrapposta a immagine di campo coltivato

L’idea che “naturale” significhi automaticamente migliore, più sano o più etico domina ancora il dibattito pubblico sull’agricoltura. Ma le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) mettono in crisi questa narrazione: non imitano la natura, la rendono più controllabile. A partire dal libro "La speranza verde” di Vittoria Brambilla e Fabio Fornara, Gilberto Corbellini smonta i miti sul biologico, analizza le critiche alle biotecnologie agrarie e mostra come, tra marketing, ideologia e paura degli OGM, la discussione scientifica risulti spesso sostituita da slogan emotivi.

Una delle affermazioni che, in prima battuta, stupisce studenti e studentesse è che l'evento più innaturale nella storia della nostra specie è stato l'invenzione dell'agricoltura. Per cui parlare di agricoltura o alimenti “naturali” non ha senso. E il termine “biologico”, usato per l'agricoltura, non ha una base scientifica; indica solo l'adesione a un insieme di pratiche più o meno definite su base normativa. Nel senso letterale del termine, qualunque agricoltura e qualunque cibo sono biologici.