fbpx Il testosterone non rende aggressivi | Scienza in rete

Il testosterone non rende aggressivi

Read time: 1 min

A determinare gli effetti psicologici del testosterone, che si ritiene aumenti l’aggressività e la violenza, è soltanto la nostra convinzione che proprio questa sia la sua azione.

E’ giunto a questa conclusione Ernst Fehr, economista dell’Università di Zurigo, che ha pubblicato il suo lavoro su Nature: «L’ormone in realtà serve solo a difendere la propria condizione sociale» spiega il ricercatore. «Ciò può comprendere in alcuni casi l’aggressività, ma anche altri comportamenti, che in molte situazioni sono anche più appropriati».

Per dimostrare che l’ormone non merita la sua cattiva reputazione il ricercatore ha impegnato 120 donne in un esperimento in cui dovevano distribuire denaro. Le partecipanti avevano a disposizione una somma da dividere con un’altra persona: se la controparte accettava, entrambe ricevevano i soldi pattuiti, in caso contrario nessuna delle due guadagnava nulla. Un atteggiamento più equo favoriva così il raggiungimento del risultato. Le donne che ricevevano testosterone facevano le migliori offerte e avevano quindi maggiori probabilità di mettersi d’accordo con le altre. Quando però prendevano un placebo credendo che si trattasse di testosterone si mostravano molto più aggressive nella contrattazione.    

 

Published online 8 December 2009 | Nature | doi:10.1038/news.2009.1131

 

Autori: 
Sezioni: 
Endocrinologia

prossimo articolo

Fiducia nella scienza e nel sistema sanitario: cosa pensano gli italiani?

medica che stringe le mani di una persona

L'indagine 2026 dell'Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società di Observa mostra livelli elevati di fiducia nella scienza, nel personale e nelle istituzioni sanitarie. Il quadro è però articolato: ci si fida di più della scienza in generale che degli scienziati che intervengono sui media e più dei medici e dei farmacisti che del Ministero della Salute.

Nel dibattito pubblico sulla scienza si sente spesso parlare di sfiducia crescente, di "crisi della fiducia" e di un pubblico sempre più distante o ostile rispetto alle istituzioni scientifiche. I dati dell'indagine 2026 dell'Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società di Observa raccontano un quadro differente.