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Oseltamivir: un'arma spuntata

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In tutto il mondo si cominciano a tirare le somme della prima ondata della pandemia, per fortuna molto meno letale di quanto si temeva, e così si può affermare, senza timore di scatenare attacchi di panico collettivo, quel che già si sapeva ma non si poteva dire: effettivamente, prove che l’oseltamivir serva a tutti per ora non ce ne sono. La revisione di 20 trial, effettuata dal gruppo di Tom Jefferson, della Cochrane Collaboration italiana, e coordinata da Chris Del Mar, della Bond University, in Australia, pubblicata sul British Medical Journal e amplificata da un servizio televisivo sul britannico Channel 4, lo conferma: non è dimostrato che il farmaco, in Italia raccomandato solo ai soggetti a rischio, ma oltremanica somministrato gratuitamente a tutti, ai primi segni della malattia, riduca l’incidenza di complicazioni negli adulti precedentemente sani. «I governi di tutto il mondo hanno speso miliardi di dollari per un farmaco che la comunità scientifica si trova incapace di giudicare» ha scritto Fiona Godlee, direttore della rivista. All’incertezza delle conclusioni contribuisce anche il fatto che gli autori non hanno potuto accedere ai dati originali di otto studi condotti dall’azienda produttrice e mai pubblicati nella loro interezza.

Brit Med J 2009; 339: b5106

 

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Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).