Le goccioline che si alzano da una coppa di champagne contengono sostanze aromatiche diverse rispetto a quelle che si trovano nella bevanda. Il curioso studio non poteva che essere condotto, insieme con alcuni collegi tedeschi, da ricercatori francesi, in particolare dal Laboratoire d'Oenologie et Chimie Appliquée dell'Università di Reims, e dell'Institut Universitaire de la Vigne et du Vin-Jules Guyot dell'Università di Borgogna a Digione. Quando un vino spumante è versato nel bicchiere, la miriade di bollicine che sale verso la superficie rilascia microscopiche goccioline nell'aria: gli enologi hanno esaminato con la spettroscopia di massa ad altissima risoluzione decine di sostanze contenute in questo materiale dimostrando che sono diverse da quelle contenute nel liquido. E' proprio lo scoppio delle bollicine quindi a determinare l'aroma dello champagne.
L'aroma fa lo champagne
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Perché continuiamo a investire miliardi per tornare sulla Luna e prepararci a raggiungere Marte? Non è soltanto una questione di esplorazione o prestigio tecnologico. Nello spazio, infatti, il corpo umano è sottoposto a condizioni impossibili da replicare sulla Terra: microgravità, radiazioni cosmiche e isolamento accelerano processi biologici che qui richiederebbero anni per manifestarsi. E così, dalle cellule coltivate su organ-on-chip agli studi sull'invecchiamento e sulla medicina di precisione, la ricerca aerospaziale sta trasformando le missioni spaziali in laboratori unici per comprendere meglio malattie, sviluppare nuove terapie e migliorare la salute di tutti noi.
Al racconto dell’umanità nello spazio a volte manca qualcosa. Spesso le missioni spaziali vengono raccontate come eventi grandiosi, emotivi, momenti nei quali i limiti dell’essere umano sono messi alla prova – e a volte superati. Una narrazione che tiene le persone col naso all’insù ma che a volte manca di rispondere a una domanda: dopotutto, a cosa serve andare nello spazio?