fbpx Clima: l'Oceano Pacifico si scalda a velocità record. | Scienza in rete

Clima: l'Oceano Pacifico si scalda a velocità record.

Read time: 2 mins

La temperatura dell'Oceano Pacifico negli ultimi sessanta anni è salita 15 volte più rapidamente di quanto ha fatto negli ultimi dieci millenni, secondo uno studio realizzato da un gruppo di ricerca coordinato da Yair Rosenthal della Rutgers University e pubblicato recentemente su Science.  

Il team ha raccolto campioni di fango dai fondali oceanici vicino alle coste dell'Indonesia, in cui si trovano fossili di Hyalinea Balthica. Il rapporto tra calcio e magnesio contenuti nella conchiglia di questo organismo marino dipende dalla temperatura dell'acqua: più è calda, maggiore sarà la quantità di magnesio. I fossili hanno permesso ai ricercatori di ricostruire l'evoluzione delle temperature negli strati oceanici intermedi fino a diecimila anni fa. Il risultato ha stupito gli scienziati non tanto per la magnitudine dell'aumento di temperatura, quanto per l'accelerazione osservata negli ultimi decenni. 

Durante il periodo studiato dai ricercatori, la temperatura dell'oceano si è gradualmente abbassata fino al 1600, quando ha ricominciato a salire. Negli ultimi 60 anni la temperatura, calcolata sulla media tra superficie e profondità di circa 700 metri, è salita di 0.18°C. 

L'ipotesi che gli oceani stiano assorbendo la maggior parte dell'accumulo di calore causato dalle crescenti emissioni di gas serra è sostenuta anche da studi precedenti. I risultati pubblicati da Science considerano il fenomeno in un'ottica di lungo periodo. “Potremmo avere sottostimato l'efficienza degli oceani come depositi di calore ed energia” ha commentato Yair Rosenthal.  “Potrebbe farci guadagnare un po' di tempo. Non so quanto, ma non fermerà i cambiamenti climatici”.  

Il riscaldamento degli oceani è una tra le cause presentate nell'ultimo rapporto dell'IPCC per spiegare la “pausa”, o meglio il rallentamento, nell'aumento della temperatura superficiale. Il fenomeno è stato ampiamente strumentalizzato nel dibattito sui cambiamenti climatici. Tra il 1970 e il 1998 la temperatura superficiale media della Terra è salita di 0.17° per decennio, mentre dal 1998 ad oggi solo di 0.04°. 

 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Riscaldamento globale

prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.