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Un giorno più corto

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Il terremoto in Giappone ha reso il giorno più corto, una conseguenza sempre possibile quando grandi masse del nostro pianeta cambiano la loro posizione e la Terra accelera o rallenta la sua rotazione.

Inutile provare a valutare di persona questo accorciamento. Richard Gross, geofisico in forza al Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha stimato che il sisma che ha appena colpito il Giappone ha indotto il nostro pianeta a ruotare più rapidamente. Il conseguente accorciamento del giorno è di circa 1,6 microsecondi (un microsecondo è la milionesima parte di un secondo). Leggermente superiore, dunque, a quanto avvenuto per il terremoto in Cile del 27 febbraio 2010, evento che ha prodotto un accorciamento del giorno di 1,26 microsecondi. Molto più significative, invece, le conseguenze del drammatico terremoto di Sumatra nel 2004, in grado di accorciare il giorno di ben 6,8 microsecondi.

Collegato con questo “aggiustamento” della rotazione terrestre vi è normalmente anche un riassetto rispetto all'asse di rotazione e noi che siamo solidali con il moto di rotazione percepiamo questo riassetto (ovviamente grazie a precise misurazioni satellitari) come uno spostamento del polo rispetto alla superficie (polodia). Nel caso del sisma Giapponese l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha valutato uno spostamento del polo di quasi 10 centimetri.

PhysOrg - INGV

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edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.