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Pubblicato uno studio che analizza la fattibilità e i costi di sistemi di mitigazione dell’illuminamento solare basati sull’immissione di aerosol in atmosfera, una strategia per contrastare il riscaldamento globale.

Secondo Justin McClellan (Aurora Flight Science Corporation) e i suoi collaboratori dell’Università di Harvard e della Carnegie Mellon University, siamo certamente già in possesso delle tecnologie per immettere nella stratosfera materiali in grado di ridurre l’ammontare della radiazione solare che colpisce il nostro pianeta. La tecnica, nota come Solar radiation management (SRM), indurrebbe effetti analoghi a quelli osservati in occasione di violente eruzioni vulcaniche e potrebbe essere impiegata quale strategia per contrastare il riscaldamento globale.

I ricercatori hanno valutato la fattibilità di sei differenti progetti in grado di immettere da uno a cinque milioni di tonnellate di aerosol a quote comprese tra i 18 e i 30 chilometri, stimando per tali operazioni un costo inferiore agli 8 miliardi di dollari all’anno. Nello studio, pubblicato su Environmental Research Letters, si sottolinea che l’analisi della fattibilità non ha valutato le possibili conseguenze e i rischi connessi a tale immissione di aerosol in atmosfera e neppure i problemi di gestione politica delle operazioni. Due aspetti, però, che sono tutt’altro che secondari nella corretta valutazione dei progetti di SRM.

Institute of Physics

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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.