fbpx Una tendina per la Terra | Scienza in rete

Una tendina per la Terra

Primary tabs

Read time: 1 min

Pubblicato uno studio che analizza la fattibilità e i costi di sistemi di mitigazione dell’illuminamento solare basati sull’immissione di aerosol in atmosfera, una strategia per contrastare il riscaldamento globale.

Secondo Justin McClellan (Aurora Flight Science Corporation) e i suoi collaboratori dell’Università di Harvard e della Carnegie Mellon University, siamo certamente già in possesso delle tecnologie per immettere nella stratosfera materiali in grado di ridurre l’ammontare della radiazione solare che colpisce il nostro pianeta. La tecnica, nota come Solar radiation management (SRM), indurrebbe effetti analoghi a quelli osservati in occasione di violente eruzioni vulcaniche e potrebbe essere impiegata quale strategia per contrastare il riscaldamento globale.

I ricercatori hanno valutato la fattibilità di sei differenti progetti in grado di immettere da uno a cinque milioni di tonnellate di aerosol a quote comprese tra i 18 e i 30 chilometri, stimando per tali operazioni un costo inferiore agli 8 miliardi di dollari all’anno. Nello studio, pubblicato su Environmental Research Letters, si sottolinea che l’analisi della fattibilità non ha valutato le possibili conseguenze e i rischi connessi a tale immissione di aerosol in atmosfera e neppure i problemi di gestione politica delle operazioni. Due aspetti, però, che sono tutt’altro che secondari nella corretta valutazione dei progetti di SRM.

Institute of Physics

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Climatologia

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.