fbpx Tempi di degradazione DNA | Page 7 | Scienza in rete

Tempi di degradazione DNA

Primary tabs

Read time: 2 mins

Uno studio sul DNA ottenuto da ossi di moa suggerisce che anche per il DNA si può parlare di una sorta di tempo di dimezzamento oltre il quale diventa problematico riuscire a recuperare materiale genetico utilizzabile per la clonazione.

La ricerca, coordinata da Morten E. Allentoft (School of Biological Sciences and Biotechnology - Murdoch University, Perth) e pubblicata su Proceedings of the Royal Society B, ha analizzato le condizioni di preservazione del DNA ricavato dagli scheletri di 158 differenti moa, i grandi uccelli incapaci di volare che dominavano l'ecosistema della Nuova Zelanda prima dell'arrivo degli umani. I campioni, provenienti da esemplari datati al radiocarbonio e morti tra i 500 e i 6000 anni fa, sono stati raccolti in una zona circoscritta grande pochi chilometri e si stima che tutti i moa da cui provengono siano stati sepolti a una temperatura media di 13 gradi. Sono proprio le pressoché identiche condizioni di conservazione ad assicurare che l'analisi sul degrado del DNA sia corretta.

Dall'analisi i ricercatori hanno avuto la conferma dell'esistenza di un processo di degrado con andamento esponenziale caratterizzato da una emivita media di 512 anni, un processo a lungo ipotizzato ma mai verificato. Dato che nel degrado del DNA intervengono molti fattori (per esempio acidità del terreno, temperature estreme, umidità, ecc.), tale valore non può essere considerato definitivo. E' comunque un'ottima base di partenza per ulteriori analisi sulla valutazione della sopravvivenza a lungo termine del DNA nel sistema osseo.


Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Eclissi: perché solo la Terra può vedere il Sole sparire

eclissi solare

Il 12 agosto un’eclissi parziale di Sole offrirà uno spettacolo eccezionale, soprattutto nel Nord Italia, dove il disco solare sarà oscurato per oltre il 90%. Dietro questo evento si nasconde una straordinaria coincidenza cosmica: Sole e Luna appaiono grandi allo stesso modo nel nostro cielo, una condizione unica nel Sistema solare. Patrizia Caraveo spiega come nascono le eclissi, perché sono così rare da un luogo preciso della Terra e perché continuano ad affascinare gli astronomi - oltre a milioni di appassionati.

In attesa dell’eclissi del 12 agosto che, poco prima del tramonto, oscurerà parzialmente il Sole con una preferenza per le regioni del nord Italia (che potranno godere di oltre il 90% di copertura del disco solare), forse è il caso di spolverare i ricordi di astronomia per apprezzare come l’eclisse ci renda unici nel sistema solare.