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Tempi di degradazione DNA

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Uno studio sul DNA ottenuto da ossi di moa suggerisce che anche per il DNA si può parlare di una sorta di tempo di dimezzamento oltre il quale diventa problematico riuscire a recuperare materiale genetico utilizzabile per la clonazione.

La ricerca, coordinata da Morten E. Allentoft (School of Biological Sciences and Biotechnology - Murdoch University, Perth) e pubblicata su Proceedings of the Royal Society B, ha analizzato le condizioni di preservazione del DNA ricavato dagli scheletri di 158 differenti moa, i grandi uccelli incapaci di volare che dominavano l'ecosistema della Nuova Zelanda prima dell'arrivo degli umani. I campioni, provenienti da esemplari datati al radiocarbonio e morti tra i 500 e i 6000 anni fa, sono stati raccolti in una zona circoscritta grande pochi chilometri e si stima che tutti i moa da cui provengono siano stati sepolti a una temperatura media di 13 gradi. Sono proprio le pressoché identiche condizioni di conservazione ad assicurare che l'analisi sul degrado del DNA sia corretta.

Dall'analisi i ricercatori hanno avuto la conferma dell'esistenza di un processo di degrado con andamento esponenziale caratterizzato da una emivita media di 512 anni, un processo a lungo ipotizzato ma mai verificato. Dato che nel degrado del DNA intervengono molti fattori (per esempio acidità del terreno, temperature estreme, umidità, ecc.), tale valore non può essere considerato definitivo. E' comunque un'ottima base di partenza per ulteriori analisi sulla valutazione della sopravvivenza a lungo termine del DNA nel sistema osseo.


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Genetica

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