fbpx Sopravvissute all'era glaciale | Page 4 | Scienza in rete

Sopravvissute all'era glaciale

Primary tabs

Read time: 2 mins

Contrariamente a quanto ritenuto finora, uno studio dimostra che, durante l'ultima glaciazione, nelle regioni scandinave vi furono nicchie naturali nelle quali alcune specie di conifere poterono sopravvivere e da lì diffondersi nuovamente nel territorio all'epoca del disgelo.

La ricerca, pubblicata su Science, è il risultato di un paziente lavoro di confronto tra il DNA di alcune specie di conifere attuali e quello proveniente da sedimenti lacustri e appartenente ad alberi molto più antichi. I ricercatori, coordinati dall'italiana Laura Parducci (Università di Uppsala), hanno scoperto che non tutte le attuali conifere scandinave provengono da un unico ceppo, dunque è necessario ipotizzare che durante l'ultima glaciazione, conclusasi 9000 anni fa, alcune specie riuscirono a sopravvivere al gelo e si affiancarono alle nuove specie provenienti dal sud ripopolando la regione. L'idea corrente che le attuali foreste scandinave siano unicamente da ricondurre alla migrazione di specie provenienti dalle regioni più temperate deve pertanto essere abbandonata.

Due in particolare le regioni norvegesi che si sono mostrate davvero interessanti, autentici rifugi contro la glaciazione: l'isola di Andøya e la regione di Trøndelag nella Norvegia centrale. Qui i ricercatori hanno trovato prove schiaccianti che le condizioni ambientali hanno permesso alle conifere di prosperare per migliaia di anni nonostante il clima proibitivo dell'era glaciale.

Come sottolinea Inger Greve Alsos (Tromsø University Museum), componente del team di ricerca, la scoperta potrebbe avere un risvolto economico. Finora, infatti, le differenti caratteristiche riscontrate tra gli abeti scandinavi venivano imputate unicamente alle proprietà dei singoli alberi. Ora appare evidente che tali caratteristiche sono il frutto di una precisa storia genetica e sono scritte nei diversi DNA. A seconda delle caratteristiche di cui ha bisogno, dunque, la fiorente industria del legname comincerà a valutare con cura quali specie impiegare.

Università di Copenhagen

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Indice: 
Botanica

prossimo articolo

Capire se sappiamo prevedere i terremoti è difficile

grafico onde

Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.

Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).