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Scioglimento Ghiacciai

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Forse la situazione dei ghiacciai della Groenlandia non è davvero drammatica come spesso annunciato. Questo afferma l'articolo apparso su Science il 4 maggio e commentato in una nota della NSF (National Science Foundation)  sul proprio sito. Ian Howat, uno degli autori dell'articolo, spiega che la ricerca si è occupata di valutare la velocità di scioglimento dei ghiacciai della banchisa groenlandese.

Dai dati raccolti dall'equipe di ricerca emerge che il precedente scenario per il futuro dei ghiacciai che prevedeva un raddoppiamento della velocità di scioglimento entro il 2100 e un innalzamento delle acque di circa 50 centimetri, potrebbe dover esser rivisto al ribasso. Grazie alle misurazioni effettuate tramite il satellite dell'Agenzia spaziale Canadese Radarsat-1, il satellite tedesco TerraSar-X e il satellite avanzato giapponese Land Observation è stato possibile paragonare la velocità di scioglimento dei ghiacciai nell'inverno 2000-2001 a quella degli inverni tra il 2005-2006 e il 2010-2011. L'aumento rilevato, pari circa al 30%, è stato inferiore a quello preventivato e permette di gettare le basi per la costruzione di nuovi modelli in grado di prevedere il cambiamento climatico. La costruzione di questi modelli, infatti, dipende in maniera diretta dalla variazione del livello degli oceani. La raccolta di nuovi dati permetterà di costruire schemi più attendibili a detta degli stessi autori della ricerca, dando informazioni utili per fronteggiare il problema ambientale nei prossimi decenni.

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.