fbpx Scagionati i climatologi | Page 5 | Scienza in rete

Scagionati i climatologi

Primary tabs

Read time: 2 mins

Dal rapporto conclusivo dell'Ispettore Generale del Dipartimento del Commercio emerge che non vi fu nessun illecito da parte dei climatologi che, a seguito di un migliaio di e-mail rese pubbliche nel 2009, vennero accusati di operare secondo procedure non corrette alterando i dati. Il cosiddetto Climategate, in sosanza, fu una montatura.

La faccenda inizia nel novembre 2009, quando alcuni hacker violarono il sito del Climatic Research Unit (CRU) presso l'University of East Anglia di Norwich e resero pubbliche numerose mail di ricercatori che si occupavano del riscaldamento globale. Basandosi sul contenuto di alcune di queste mail, la pattuglia dei cosiddetti “scettici” – climatologi convinti che la responsabilità umana nella faccenda del riscaldamento globale sia una grossa montatura – accusò i ricercatori del CRU di aver manipolato i dati e non aver seguito le corrette procedure della ricerca scientifica per avvalorare le loro tesi. Accusa incredibilmente pesante per chi fa il ricercatore.

L'inchiesta, immediatamente aperta per chiarire le eventuali responsabilità, ha coinvolto istituzioni di ricerca sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, ma non è mai emerso nulla che potesse avvalorare la tesi di scorrette procedure o manipolazione di dati. Proprio in questi giorni, poi, è stato reso pubblico il documento finale dell'Ispettore Generale incaricato di analizzare in modo indipendente le mail incriminate per fare ancor più chiarezza sulla vicenda. Anche da questa inchiesta non è emerso nulla di anomalo o di riprovevole in merito alle procedure adottate e all'utilizzo dei dati raccolti.

Ricercatori fuori dalla bufera, dunque. Peccato non si possa dire altrettanto del riscaldamento globale.

NOAA - The Inspector General report

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Climategate

prossimo articolo

Occhio alla salute: perché votare No al referendum sulla giustizia

statua delle giustizia bendata con bilancia

Presentato come un voto tecnico sulla separazione delle carriere dei magistrati, il referendum sulla riforma della giustizia investe in realtà nodi centrali dello Stato di diritto. In gioco non c’è solo l’assetto dell’ordinamento giudiziario, ma l’effettiva autonomia e indipendenza della magistratura, con ricadute concrete sulla tutela di diritti fondamentali, come la salute. 

Il referendum sulla proposta di riforma della Costituzione chiamato semplicisticamente “sulla separazione delle carriere” coinvolge in realtà una materia giudiziaria complessa, con una rilevante implicazione per la salute dei cittadini. La salute è un diritto sancito dall'articolo 32 della Costituzione, che viene specificato da un sistema di leggi e regolamenti la cui tutela è garantita dalla giustizia, concretizzata nelle azioni della magistratura. Quest'ultima «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere» (art.104 della Costituzione).