La bozza della nuova direttiva sulla sperimentazione animale in Europa è uscita dalla riunione della commissione del Parlamento europeo incaricata di valutarla con qualche piccola correzione: sono state infatti accolte alcune delle obiezioni avanzate da molte parti su un provvedimento che a gran parte dei ricercatori appare eccessivamente restrittivo. E' stata per esempio tolta la clausola che intendeva restringere gli studi sui primati alle malattie mortali o debilitanti e si è consentito di riutilizzare gli animali per procedure che possono provocare un dolore "moderato" e non solo "leggero". Rimangono però le indicazioni a estendere le norme protettive anche ad alcuni tipi di invertebrati e alle loro larve oppure le modifiche richieste alle caratteristiche degli stabulari, che secondo gli esperti incrementerebbero i costi del 25 per cento. Resta quindi la preoccupazione che l'aumento delle incombenze burocratiche e dei costi legati alla nuova normativa - che deve comunque ancora affrontare un lungo iter legislativo prima di essere definitivamente approvata - finisca con l'ostacolare la ricerca in Europa e porti le aziende a delocalizzare i loro laboratori in Paesi più tolleranti.
Proteggere cavie e scienziati
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Guerra e clima: l’ecocidio resta nel tempo

Nel suo nuovo saggio "Guerra e clima - L'ecocidio che distrugge la Terra" (Il Saggiatore), la giornalista Stefania Divertito firma un'inchiesta sui danni ambientali dei conflitti e su come gli atti di guerra, che talvolta danno corpo a veri e propri ecocidi, continuino ad affamare, a far ammalare e a uccidere anche dopo la fine delle ostilità. Divertito parte dalla storia e dalle storie e realizza interviste esclusive, muovendosi tra scienza e geopolitica e mostrando come il diritto internazionale stia recependo una nuova sensibilità sull'ambiente.
L’impatto ambientale della guerra, a uno sguardo distratto, può sembrare un tema a tratti controverso. O perché appare come ovvio - della serie: la guerra porta distruzione, è palese che anche l’ambiente venga danneggiato e preoccuparsene è un esercizio di stile - o perché viene percepito, in una certa misura, come poco rispettoso, in termini di priorità, verso chi muore, chi resta ferito, chi perde persone care, chi perde la casa, chi perde tutto.