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Prima mappa dei metili

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Dopo la mappa del genoma umano, ecco la prima analisi dettagliata dell'epigenoma, cioè di quelle modificazioni esterne alla sequenza del DNA che regolano l'espressione dei geni. I ricercatori del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California, sono riusciti per la prima volta a mappare, nucleotide per nucleotide, tutte le basi metilate nel genoma umano, confrontando la loro disposizione in una cellula staminale embrionale, ancora totipotente, con quella di un fibroblasto fetale, già differenziato: l'aggiunta di un gruppo metile è infatti da tempo riconosciuta come uno dei principali meccanismi che regolano l'attività dei geni. «Tra i due tipi di cellule abbiamo osservato notevoli differenze » spiega Joseph Ecker, il direttore del Laboratorio di analisi genomica che ha coordinato il lavoro. «In particolare, quasi un quarto delle metilazioni sul genoma embrionale non riguarda il complesso guanina-citosina, come invece accade nelle cellule che hanno già preso la loro strada. E' probabile quindi che a livello embrionale la metilazione agisca con diversi meccanismi». Meccanismi di regolazione che è importante conoscere per la lotta a parecchie malattie, tanto che l'anno scorso i National Institutes of Health hanno contribuito a creare un programma quinquennale, il Roadmap Epigenomics Program, da 190 milioni di dollari e in Europa il Consorzio per l'epigenoma gode di un finanziamento di 12,5 milioni di euro da parte della Comunità europea.   

Nature advance online publication 14 October 2009 | doi:10.1038/nature08514

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Epigenetica

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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

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