fbpx Prima del Big Bang | Scienza in rete

Prima del Big Bang

Primary tabs

Read time: 2 mins

Ben tre team di ricerca provano subito a smontare l'ipotesi che alcune particolari caratteristiche individuate nella radiazione cosmica di fondo possano essere la traccia lasciata dalle collisioni tra buchi neri in un universo precedente.

L'idea della ciclicità dell'universo non è affatto una novità, ma questa volta si parla di prove concrete. Nel loro recente studio, infatti, Vahe Gurzadyan (Yerevan Physics Institute) e Roger Penrose (University of Oxford) hanno analizzato i dati della radiazione di fondo raccolti dal satellite WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe) e hanno individuato la presenza di un certo numero di strutture ad anello caratterizzate da una variazione di temperatura inferiore a quella che caratterizza il cielo circostante. Secondo i due ricercatori tali caratteristiche sarebbero dovute alla propagazione in gusci sferici delle onde gravitazionali innescate dalla collisione di buchi neri supermassicci nell'universo che precedette quello attuale, generatosi a partire dal Big Bang.

La risposta a questo riaffacciarsi dell'idea di ciclicità, però, non si fa attendere e viene quasi contemporaneamente da tre studi indipendenti proposti da ricercatori dell’Università di Oslo, dell’Università della British Columbia e dell’Istituto di astrofisica teorica di Toronto. In questi studi si sottolinea come le variazioni evidenziate da Gurzadyan e Penrose siano davvero presenti nella radiazione di fondo, ma non sia necessario invocare universi ciclici e scontri di buchi neri. Le anomalie, infatti, sarebbero statisticamente compatibili con la teoria cosmologica standard dell’inflazione, secondo la quale un universo così uniforme si può spiegare ricorrendo a una espansione incredibilmente accelerata avvenuta nei primissimi istanti dopo il Big Bang.

Nature

Autori: 
Sezioni: 
Cosmologia

prossimo articolo

Seveso: la nube, il bosco e l'eredità di un disastro

Sono passati 50 anni dall'incidente di Seveso che portò alla ribalta i danni da diossina. Ripercorriamo la storia dell'incidente, le conseguenze sulla salute della popolazione, così come su animali e piante, il legame con la guerra del Vietnam e gli effetti dell'agente Orange. Ma soprattuto le eredità scientifiche, di consapevolezza e di resilienza che ha ci lasciato. Immagine Wikimedia Commons

Ventidue chilometri a nord di Milano, nel cuore della Brianza urbanizzata, tra svincoli e capannoni, c'è un bosco di querce di quarantadue ettari dove la gente porta a spasso il cane e i ragazzi vanno a correre. Si chiama Bosco delle Querce, sta a cavallo dei comuni di Seveso e di Meda, ed è uno dei fiori all’occhiello della politica di forestazione in aree urbane e periurbane lombarde.